Il successo di Kathryn Bigelow alla cerimonia degli Oscar 2010 è stato da più voci sottolineato come il trionfo delle donne e il riconoscimento da parte dell'Academy del lavoro svolto dal gentil sesso in senso lato. Ed è innegabile che sia la prima volta che un regista donna vinca un oscar.
Ma il successo della Bigelow va oltre questione legate al gender e dovrebbe essere riportato in un alveo decisamente più professionale. Partiamo dal suo lavoro: The Hurt Locker. Il film è davvero un bel film, ben sceneggiato da Mark Boal, che è un giornalista che ha vissuto oltre 2 anni di guerra irachena. Ben recitato dall'interprete principale Jeremy Renner, vera rivelazione di questa edizione degli Oscar 2010. E infine ben diretto dalla Bigelow che in una sorta di viaggio introspettivo e silenzioso passa in rassegna gli stati d'animo e le nevrosi di un manipolo di genieri e sminatori che quotidianamente rischiano la cotenna per togliere le castagne dal fuoco alle truppe stanziate in Iraq.
Il film punta tutto sulla tensione che aleggia nell'aria durante l'operazione di disinnesco di una bomba, e sull'incoscienza del protagonista che, protetto da uno scafandro anti esplosione, non sembra risentire della paura. Un'attesa colma di silenzi e di piani sequenza nervosi e ossessivi che fanno del film un viaggio dentro il cuore di un uomo, dentro il suo sangue freddo. Ma sono anche occasione per capire veramente cosa sia l'Iraq per gli americani: un luogo dove tutto è ostile, un'eterna aspettativa di morte. Un non-luogo quindi, ed ecco perchè il film ci aiuta a capire l'odio e il deserto, l'impossibilità di comunicare e la caduta di ogni gesto umano atto a capirsi.
Insomma un successo largamente prevedibile, se guardiamo la qualità del prodotto. Il suo più diretto competitor, Avatar di James Cameron (ex marito della Bigelow), è paradossalmente un prodotto troppo smaccatamente hollywoodiano per poter piacere all'Academy... Troppo prevedibile la sua trama buonista e il suo impegno ecologico da operetta per poter impensierire un film di qualità come The Hurt Locker.
E allora viva le donne, ma soprattutto viva Kathryn!



