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    Cripte e Incubi vol. 2 – Terza puntata (17/10/2014) – Viaggio Nella Luna

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    La terza puntata della seconda stagione di Viaggio nella Luna, una trasmissione radiofonica di cinema in onda ogni venerdì dalle 22 alle 24 su Regina Web Radio.

    In questa puntata dal titolo “Cripte e Incubi vol. 2- Un viaggio nell’Horror all’italiana” si parla di Spaghetti Horror, ovvero quel vasto filone fiorito in Italia dall’inizio degli anni 60 fino a fine anni 90, con due interpreti principali che lo hanno caratterizzato: Mario Bava e Dario Argento. Avendo trattato nel volume 1 l’opera fondamentale di Mario Bava, in questo volume 2 si parla di new wave dell’Horror andando a sondare l’opera di registi fondamentali quali: Dario Argento, Lucio Fulci, Lamberto Bava, Michele Soavi, fino a lambire i giorni nostri con le produzioni indipendenti quali Custodes Bestiae di Bianchini.

    Special Guest della Puntata Marco Morosini, ancora una volta il super esperto di cinema italiano interverrà nel corso della puntata e farà chiarezza su molti punti oscuri di questa grande pagine della cinematografia italiana.

    In particolare si sono identificati 4 film paradigmatici per tentare di comprendere il linguaggio di questo tipo di opere:

    • Zombi 2 (1979) di Lucio Fulci
    • L’Aldilà, e tu vivrai nel terrore! (1979) di Lucio Fulci
    • Inferno (1980) di Dario Argento

    In studio conducono Marco Belemmi, Francesco Morosini, Alessandro Nunziata, Lorenzo Scappini e Federico Minguzzi. Ospite della puntata: Marco Morosini. Buon Ascolto.

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    Gian Maria Volonté, indagine su un attore di innato talento – Seconda puntata (10/10/2014) – Viaggio Nella Luna

    Gian Maria Volonté - omaggio

    La seconda puntata della seconda stagione di Viaggio nella Luna, una trasmissione radiofonica di cinema in onda ogni venerdì dalle 22 alle 24 su Regina Web Radio.

    In questa puntata dal titolo “Gian Maria Volonté, indagine su un attore di innato talento” si parla di un grande patrimonio artistico del cinema italiano: Gian Maria Volontè. Si ripercorre la biografia e le tappe della carriera di questo grande attore, mettendo in luce i punti salienti che hanno caratterizzato la genesi del suo talento. Partito da una famiglia indigente di Milano si adattò a fare innumerevoli lavori fino a quando approdò al teatro come mestierante. Da qui iniziò il suo rapporto con il palcoscenico che lo portò a cimentarsi in Teatro, in Televisione e poi finalmente al cinema lavorando con i più grandi registi del tempo: Lizzani, Damiani, Bellocchio, Leone, Rosi, Monicelli, Petri, Montaldo, Melville. Il suo mostruoso carisma unito alle sue innate capacità attoriali gli permisero di plasmare la sua personalità e di infonderla in ogni personaggio interpretato, conferendo al contesto narrativo un surplus semantico.

    Prendendo spunto dalla figura di Volonté si disquisisce inoltre del mestiere dell’attore avvalendosi del contributo di due giovani attori: Alessio Bianchi e Giuseppe L’Insalata, ospiti in studio.

    In studio conducono Marco Belemmi, Francesco Morosini, Lorenzo Scappini. Ospiti della puntata: Alessio Bianchi e Giuseppe L’Insalata. Buon Ascolto.

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    Cripte e Incubi – Prima puntata (03/10/2014) – Viaggio Nella Luna

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    La prima puntata della seconda stagione di Viaggio nella Luna, una trasmissione radiofonica di cinema in onda ogni venerdì dalle 22 alle 24 su Regina Web Radio.

    In questa puntata dal titolo “Cripte e Incubi – Un viaggio nell’Horror all’italiana” si parla di Spaghetti Horror, ovvero quel vasto filone fiorito in Italia dall’inizio degli anni 60 fino a fine anni 90, con due interpreti principali che lo hanno caratterizzato: Mario Bava e Dario Argento. Prendendo in esame alcune pietre miliari del cinema Horror made in italy si compie una disamina della semantica tentando di tracciare anche una genesi storica: da Mario Bava a Dario Argento, Da Lamberto Bava a Lucio Fulci. Il discorso, che sarà sviscerato in due puntate (purtroppo in questa puntata si è riusciti a parlare soltanto di Mario Bava e iniziato a parlare di Dario Argento), è complesso e affascinante, ed è legato sia alle esigenze produttive che imponevano ai film guadagni consistenti sia alla creatività artistica dei registi che riuscivano a dare ad ogni singola opera una filigrana di originalità ed estro tecnico.

    Special Guest della Puntata Marco Morosini, accorso in aiuto dei 4 prodi conduttori (uno era assente per malattia) per elargire alcune pillole del suo vasto sapere cinematografico.

    In particolare si sono identificati 4 film paradigmatici per tentare di comprendere il linguaggio di questo tipo di opere:

    • La Maschera del Demonio (1960) di Mario Bava
    • I Tre Volti della Paura (1963) di Mario Bava
    • Suspiria (1977) di Dario Argento
    • Zombi 2 (1979) di Lucio Fulci
    • Inferno (1980) di Dario Argento

    In studio conducono Marco Belemmi, Francesco Morosini, Alessandro Nunziata e Federico Minguzzi. Ospite della puntata: Marco Morosini. Buon Ascolto.

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    Quando quel fastidio sotto la pelle diventa rabbia. UNDER THE SKIN di Jonathan Glazer

    Schermata 2014-09-04 alle 01.50.17Schermata 2014-09-04 alle 01.50.17 Solitamente mi bastano poche frasi o spezzoni di recensioni per convincermi ad andare a vedere un determinato film al cinema. Non le leggo quasi mai per intero (prima) ma le comparo (dopo) con i miei di giudizi. Sia per non plagiarmi sia per non farmi false aspettative già alimentate dal proprio desiderio del determinato film che in qualche modo mi stuzzica, ispira, invoglia. Solitamente non guardo mai per intero neanche il trailer di questi film “che so già che andrò a vedere” perché per me costituiscono la miglior forma per spoilerare le emozioni della sala, o perlomeno alterarne l’effetto.

    Ma questo Under The Skin mi aveva incuriosito non poco rispetto ad altri film simili (leggasi indipendenti). Under The Skin, prima ancora di andarlo a vedere, era per me strano ed oggetto di culto. Per cui mi sono sentito in dovere di studiarlo un po’ di più rispetto alle mie solite abitudini (vedi “routine personale del convinto cinepatico”) e mi sono spinto più in là pensando di aver trovato il miraggio nell’immenso deserto tartarico della distribuzione estiva. Quel che ho letto è stato qualcosa di entusiasmante a dir poco: valutazioni dalle quattro alle cinque stelle, medie altissime, articoli su una Scarlett Johansson mai vista così (e te credo!), con frasi del tipo “un film che gioca sui livelli del subconscio” o “un esperienza sensoriale”. Ora che ci penso in effetti tutto torna.

    Ma prima di parlare della mia esperienza sensoriale riguardo Under The Skin vorrei incazzarmi con qualcosa che per me è ineccepibile. Si perché il peggior spoiler che si poteva leggere riguardo al film si trova nelle prime righe di tutte (e dico tutte) le recensioni, se non nei titoli di testa degli articoli, ovvero che Scarlett Johansson è un alieno e non un’affabile ammaliatrice accazzo come si deduce per tre quarti di film. A dir la verità non ho ancora capito se il regista Jonathan Glazer volesse lasciare questo “magico” colpo di scena finale in cui la diva hollywoodiana si toglie della sua umana pelle per mostrare le reali sembianze o se volesse darlo per scontato dopo una banale scena che può tranquillamente passare inosservata in cui si vedono flebilmente quattro lucine in cielo sopra le spoglie sembianze di una Scozia mai così vista male. O ancora non so se i produttori sperassero proprio nel marketing dei giornalisti recensori che lo avrebbero spammato a tutti in prima pagina: Scarlett diventa alieno nel nuovo film sperimentale di Glazer. In tal caso quest’ultimo si starà sicuramente mangiando le mani per avergli tolto il gusto della rivoluzionaria ideona finale di questo film pseudo artistoide.

    Come dire mi sono sputtanata con i miei selfie ora la faccio tonda per far vedere che non ho problemi a stare nuda.

    Come dire mi sono già sputtanata con i miei selfie ora la faccio tonda per far vedere che non ho problemi a stare nuda.

    Altrochè sperimentale. Qui si parla di vera e propria presa per i fondelli nei confronti del fedele spettatore che resiste per tutta la sua durata. In sintesi ciò che vediamo nei primi minuti del film – Scarlett dalle sembianze umane (ma è un alieno ribadiamolo) gira per le strade della Scozia con il suo anonimo Ford Transit nero e carica poveri omuncoli ed emarginati operai per portarli nel suo misterioso nascondiglio total dark ed attirarli grazie ad uno stupido strip tease fino a cui la divina Johansson rimarrà presto total nude ed i poveri malcapitati iniziano a sprofondare lentamente, sbavando allo stesso tempo per l’impulso sessuale che mai si esaurirà – lo rivedremo per tutta la durata. Anche quando speri che qualcosa cambi tutto rinizia da capo, cinque, sei volte. E alla fine, esausti, abbiamo capito che il regista vuol fornire uno sguardo impietoso ed abominevole sulla società umana, troppo carnale ed anonima come qualche passante ripreso a caso. L’umanità ha senso? Bhe questo film no. Come se non bastasse metà delle riprese del film (la metà, lo giuro!) sono piani medi sulla Johansson che guida senza anima il suo bel Ford sul cui vagone posteriore ci sarebbe presumibilmente la regia ed un Glazer che mi piace immaginarlo mentre ride tra i baffi divertito per aver filmato il niente. Non c’è storia, non c’è trama, né sensibilità, solo tanto disprezzo. Come la scena in cui l’aliena Scarlett osserva impassibile un uomo andare a morire in mare nel tentativo di salvare la moglie dalla burrasca, conscio di lasciare solo al suo destino un figlio piccolo rimasto a riva in lacrime, come a voler dire “guarda quanto sono scemi questi umani”. Uno sguardo cinico e fastidioso. Piattume e rabbia. In confronto The Leftovers è una serie concitata e piena di colpi di scena e I Puffi 2 talmente emozionante che batterebbe il film di Glazer per 3-0 con tripletta di Gargamella.

    Se non altro un film brutto estivo rimane un film brutto estivo, ma Under The Skin è una presa per il culo per tutte le stagioni. E qui mi chiedo come non mai perché trovano grosse distribuzioni questi piccoli, insignificanti film, mentre per poter vedere un film come Mud (uno dei film che, come dicevo all’inizio, correrei a vedere anche con poche informazioni a riguardo) bisogna fare 150km di strada.

    Lorenzo Scappini

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    QUENTIN IS BACK!!

    Dopo la pubblicazione a tradimento della sceneggiatura e la lettura fatta a teatro con l’intero cast, Quentin Tarantino a deciso infine di non abbandonare il progetto per il suo nuovo film e così che in questi giorni è stata pubblicata sul web il primo teaser poster del film!

    The hateful eight sarà l’ottavo film di Quentin Tarantino e il suo secondo western!

    Ci aspetteremo grandi cose da lui, le riprese inizieranno nel 2015 quindi non ci/vi resta che attendere e tenere controllato il nostro sito per nuove info

    Buon cinema a tutti!
    Alessandro

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    Apes Revolution-Il pianeta delle scimmie: La Recensione

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    Quando nel 2011 il produttore e sceneggiatore Rick Jaffa decise di dar seguito al successo avuto dal film L’alba del pianeta delle scimmie, di certo non avrebbe mai creduto che il suddetto sequel avrebbe poi toccato temi che si riscontrassero così fortemente con la realtà che ci circonda. Proprio questa enorme attualizzazione e paragone che possiamo fare tra la pellicola e la realtà di oggi, come i sanguinosi conflitti che si stanno consumando sia a Gaza che in Ucraina, rendono Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie uno dei prodotti che meglio analizzano l’uomo in quanto essere umano e il rapporto diretto ed emozionale che quest’ultimo ha con gli appartenenti ad altri popoli dai differenti ceppi genetici.

    LA TRAMA
    Nel 2011 abbiamo lasciato le scimmie in fuga nel parco delle sequoie giganti Miur di San Francisco dove, guidate da Cesare, decidono di nascondersi. Ora in questo secondo capitolo della saga, ambientato 10 anni dopo il primo film, troviamo la Terra distrutta dal virus “Simian Flu” mentre le scimmie prosperano nella foresta che, sempre sotto la leadership di Cesare, conducono una utopica situazione di pace e prosperità, convinti dell’oramai definitiva estinzione della razza umana.
    Tale tesi viene subito smentita quando due giovani scimmie hanno un incontro con un gruppetto di esseri umani provenienti da una più grande e organizzata comunità all’interno di San Francisco. Questo incontro porterà scompenso e terrore da parte di entrambe le fazioni nei confronti dei vicini. Spetterà alla scimmia Cesare e all’umano Malcom cercare di mantenere la pace e cercare un riavvicinamento tra i due popoli forse non troppo differenti.

    Dopo molto alti e bassi della saga, il cui fondo è stato toccato dalla bruttissima pellicola del 2001 di Tim Burton, Apes Revoltion segna un vero e proprio successo per la serie iniziata nel 1968. Lo sceneggiatore e produttore Rick Jaffa ha avuto, sia nel primo capito del reboot che in questo, la lungimiranza di andare a ripescare la fortissima tematica già esposta nel film originale del 1968 di Franklin J Shaffner, ed elaborata ancor prima dall’autore del romanzo il francese Pierre Boulle, puntando tutto su di essa con una sceneggiatura da manuale.
    La paura del diverso, la totale mancanza di tolleranza, la grande capacità dell’uomo di non perdonare e di autodistruggersi con guerre e affini sono tutti argomenti sviscerati egregiamente dalla pellicola che Matt Reeves dirige con enorme destrezza, portando lo spettatore a rimanere tale senza patteggiare per nessuna delle due fazioni che si vanno a creare.
    Il regista ha l’intuizione, dettata anche da una solida e potentissima sceneggiatura che si rivela il vero motore del film, di caratterizzare i personaggi di entrambe le parti in certi “stereotipi” con i quali possiamo, ad un certo punto, quasi azzerare le differenze che percepiamo ad inizio film vedendo ora soltanto due popolazioni diverse e uguali allo stesso tempo, entrambe impaurite e con la voglia di difendere i propri cari.
    Altro punto di forza del film (che anche se cosa risaputa non è così scontata) è l’utilizzo intelligente degli effetti speciali, i quali vengono utilizzati a favore della storia e non solo per dare un’inutile spettacolarizzazione del prodotto.

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    La Weta Digital ancora una volta compie il miracolo, portando su set reali quello che fino a qualche anno fa era un film destinato ad essere girato interamente in studio.
    Grazie al continuo avanzare delle tecnologie e degli studi su come applicarla poi nella settima arte, possiamo pienamente apprezzare ed empatizzare con Cesare interpretato magistralmente ancora una volta dal britannico Andy Serkis che, grazie alla motion capture dà, non solo voce e movimenti al personaggio, ma un’espressività unica, impegnandosi in un’interpretazione che supera le sue performance precedenti (si consideri che lui era Gollum e King Kong di Jackson e il capitano Haddok nel Tin Tin di Spielberg).
    Un grande film che, con il suo cast di attori semi-sconosciuti, ha incassato fino ad ora 365 milioni di dollari contro i 170 spesi per la realizzazione.
    Credo che questo sia il simbolo di un grande cinema, quello in cui la grandissima popolarità dei film mainstream riescano a veicolare e sviluppare egregiamente forti tematiche tipiche del cinema d’essai.

    BEFORE THE DAWN OF THE PLANET OF THE APES

    A far salire l’aspettativa del film e arricchirne il contenuto ci ha pensato Motherboard Production che ha realizzato tre cortometraggi per il web che storicamente si collocano tra L’alba del pianeta delle scimmie e Apes Revoltion. I tre corti girati da altrettanti registi analizzano tre differenti momenti della civiltà umana a confronto con il virus che imperversa sul pianeta.
    Il primo corto Spread of simion flu: year 1 di Isaiah Seret, racconta la gestazione del virus nel suo primo anno di contagio attraverso la storia di una madre che viene separata dalla figlia e dal compagno una volta contratto il virus.
    Il secondo è Struggling to survive: year 5 di Daniel Thron il quale racconta le vicende di una ragazza adolescente che rimasta orfana, si trova a dover far da genitore al fratellino e lottare per la sopravvivenza.
    Nel terzo e ultimo corto, Story of the gun: year 10 di “thrtytwo”, seguiamo il viaggio di un fucile che passa tra le mani di diversi proprietari mentre sullo sfondo si delinea la devastazione portata dal virus.

    Tre piccoli grandi capolavori che con storie fini a se stesse riescono a parlare e a rappresentare rispettivamente il dolore della separazione, la perdita dell’adolescenza e il vivere nella paura dovuta alla tragicità del momento e infine il lento progredire della rassegnazione dell’umanità e il conseguente avvento della “legge del più forte”.
    I tre lavori dimostrano e riconfermano la grande versatilità di storie come queste che portano a pensare alla fragilità dell’uomo.

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    Buon cinema a tutti!
    Alessandro Nunziata

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    Tutti Morimmo a Stento: Trailer

    Da bambino passavo molto tempo con mia nonna. Nei momenti di forte noia, uno in particolare in cui io mi lamentavo della troppa normalità e quotidianità di Cattolica, lei seppe con poche parole attirare la mia attenzione, raccontandomi storie dei tempi della guerra. Storie che, anche se alleggerite alla portata di bambino, erano pregne dell’amara realtà dell’epoca e della difficoltà che una vita durante la guerra può comportare. Ma nella mia testa da bambino erano immagini di una grande avventure ed una in particolare colpì la mia attenzione, quella di due giovani innocenti torturati e fucilati. Ma la cosa che rendeva eccitante questa storia, era il fatto che potevo vedere dove era successo, potevo toccare con mano il muro della fucilazione al cimitero di Cattolica e questo rendeva la storia non solo una storia raccontata ad un bambino, ma fatti veri.

    Con il passare degli anni le storie raccontate dalla nonna si sono perse nella nebbia dei ricordi, ma una è perdurata negli anni fino ad oggi, la storia di quei due ragazzini che furono torturati e uccisi. La storia di Rasi e Spinelli. Ma io conoscevo la “versione della nonna” così negli anni grazie a Maurizio Castelvetro sono riuscito a ricostruire il complicato puzzle della vicenda di Rasi e Spinelli. Più mi addentravo in questa storia più mi accorgevo che non era solo una vicenda da tinte macabre come la vedevo da bambino, ma c’era qualcosa di molto più profondo in essa.

    La conoscenza di tutta la storia a creato in me il forte desiderio di fare quello che mia nonna aveva fatto con me, far capire concetti argomenti e far arrivare a capire l’importanza del gesto di questi due ragazzi, ma senza dover essere accademici, pesanti o duri. Capii che, come lei, dovevo raccontare una storia che attirasse la gente e decisi di farlo con l’unico mezzo che conoscevo, il cinema.

    Ora, al 70° anniversario della morte dei due giovani, è con estremo orgoglio e affetto verso quella donna che mi ha cresciuto, che pubblico il trailer del film che assieme a Lorenzo ed Eleonora abbiamo realizzato.

    Concludo questa mia lettera con un immenso grazie ai miei due fidati collaboratori, che hanno sopportato me e che continuano a sopportarmi e supportare la mia storia, e a tutti voi coloro che, anche con un aiuto che può sembrare insignificante, mi hanno permesso di raccontare e ricordare alle generazioni a venire quello che fu, permettendomi di raccontare la storia che Annita Gabellini mi aveva raccontato e che io conservo nel cuore.

    Un abbraccio a tutti.

    Alessandro Nunziata

     

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    Viaggio nella Luna: 17ma puntata “Ho una cura perfetta per un gola arrossata. Tagliarla. Pianeta Hitchcock” (11/04/2014)

    Alfred Hitchcock

    La diciassettesima puntata di Viaggio nella Luna, una trasmissione radiofonica di cinema in onda ogni venerdì dalle 22 alle 24 su Regina Web Radio.

    In questa puntata dal titolo “Ho una cura perfetta per un gola arrossata. Tagliarla. Pianeta Hitchcock” si parla dei film di un Venerabile Maestro della Settima Arte: Alfred Hitchcock. Prendendo in esame alcune opere miliari si compie una disamina del suo cinema e si cerca di descriverne il retaggio artistico.

    Special Guest della Puntata: Valerio Berardi, cinefilo esperto di Hitchcock e di altre amenità filmiche.

    In particolare si sono identificati 3 film ritenuti fondamentali nella cinematografia del regista britannico:

    • Intrigo Internazionale
    • Vertigo
    • La finestra sul cortile

    In studio conducono Marco Belemmi, Francesco Morosini, Valerio Berardi e Federico Minguzzi. Buon Ascolto.

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    Viaggio nella Luna: 18ma puntata “Scriteriati Sproloqui Lunari” (09/05/2014)

    sproloqui

    La diciottesima puntata di Viaggio nella Luna, una trasmissione radiofonica di cinema in onda ogni venerdì dalle 22 alle 24 su Regina Web Radio.

    In questa puntata dal titolo “Scriteriati Sproloqui Lunari” si parla anarchicamente di cinema senza un crepitio concatenante che obblighi le conversazioni dei vari conduttori in un alveo di umano parlare. Conduttori che dal canto loro si succedono al microfono brandendolo come arma impropria. E allora nella vaghezza dei sensi e nella caligine dialogica si fanno strada Spike Jonze, il suo background vetero artistoide e il suo ultimo capolavoro Her da cui si dipana un discorso concettualmente plausibile ma neuronalmente instabile. Quindi è la volta di Takeshi Kitano a sostituire l’ottimo Spike. Beat Takeshi fa le fusa sornione nell’ombra della sua paratattica iniquità. Poi svolge un compito celeste autocelebrando i suoi ultimi laboriosi film in cui tutto il sangue versato non è mai funzionale al respiro di Federico Minguzzi e alle sue soavi ciance. Brucia la strada della vittoria finale The World’s End e alcuni rimandi nostalgici a certo cinema parrocchiale, con tanto di lanterna magica e di semi di zucca salati da sgranocchiare senza la compassata allegria di un liceale che ha appena saltato la scuola.

    La volontarietà del fato si risolve in un parossistico boato in cui ogni cosa avviene perchè è voluta da un’entità concretamente superiore.

    In studio conducono Marco Belemmi, Francesco Morosini, Valerio Berardi e Federico Minguzzi. Buon Ascolto.

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    Viaggio nella Luna: 16ma puntata “Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Cinema western e dintorni” (04/04/2014)

    biondo

    La sedicesima puntata di Viaggio nella Luna, una trasmissione radiofonica di cinema in onda ogni venerdì dalle 22 alle 24 su Regina Web Radio.

    In questa puntata dal titolo “Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Cinema western e dintorni” si parla dei film Western che ci hanno colpito. Prendendo in esame alcune opere miliari si compie una disamina del cinema americano di frontiera e la sua genesi storica: da John Ford e Howard Hawks a Jim Jarmush e Quentin Tarantino.

    Special Guest della Puntata Giuseppe Vanni, un poeta di Cattolica alla sua seconda raccolta di poesie pubblicata, intervenuto coraggiosamente in studio in mezzo alla gabbia dei matti, per rischiarare l’ecumenica via della bellezza con la sua emozionante poetica del quotidiano. Nel corso della puntata verrà data lettura di alcune elegie di Vanni per bocca dello stesso autore, con un tentativo di ermeneutica del testo goffamente tentato dalla compagine di VnL.

    In particolare si sono identificati 4 film su cui imbastire il discorso del cinema Western:

    • Il Mucchio selvaggio (1969) di Sam Peckinpah
    • Il Buono, il Brutto e il Cattivo (1966) di Sergio Leone
    • C’era una volta il West (1968) di Sergio Leone
    • Gli Spietati (1992) di Clint Eastwood

    In studio conducono Marco Belemmi, Francesco Morosini e Federico Minguzzi. Ospite della puntata: Giuseppe Vanni. Buon Ascolto.

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