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    Biografilm 2013: tutti i vincitori

     

     

    Si è conclusa ieri la nona edizione del Biografilm festival di Bologna, dopo ben undici giorni di incontri, interviste, proiezioni e anche tanto divertimento. Ospiti importanti hanno incontrato il pubblico e presentato i loro ultimi progetti. Di seguito la lista di tutti i vincitori.

    Guerrilla Staff Award | Biografilm 2013
    Pussy Riot – A Punk Prayer

    Miglior Ospite Guerrilla Staff
    Slavko Martinov

    Unipol Award | Biografilm Festival Italia 2013
    Zero a Zero

    Audience Award | Biografilm Italia 2013
    Italiani veri

    Audience Award | Biografilm Contemporary Lives 2013
    Searching for Sugar Man

    Audience Award | Biografilm International Competition 2013
    Which Way is the Front Line From Here? The Life and Time of Tim Hetherington

    BAW – Bio Awards 2013 – Miglior film di Sala Bio
    Re della Terra Selvaggia

    BAW – Bio Awards 2013 – Miglior Attore
    Bradley Cooper per Il lato positivo

    BAW – Bio Awards 2013 – Miglior Attrice
    Jennifer Lawrence per Il lato positivo

    BAW – Bio Awards 2013 – Miglior film
    Django Unchained

    Menzione speciale del Presidente della Giuria Internazionale Ed Lachman
    Propaganda

    Lancia Celebration of Lives Award
    Ed Lachman

    Lancia Celebration of Lives Award
    Giuliano Montaldo

    Richard Leacock Award | Biografilm Festival 2013
    For No Good Reason

    Best Life Award | Biografilm Festival 2013
    Alias Ruby Blade

    Lancia Award | Biografilm Festival 2013
    The Act of Killing

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    Joseph Morgan, da vampiro a super star

     

     

    In occasione della nostra rubrica dedicata alle serie tv vi parliamo di uno degli attori del piccolo schermo più amati degli ultimi anni: Joseph Morgan. Classe 1981, capello castano rosso e accento sensuale inglese, Joseph Morgan arriva al grande successo di pubblico grazie al ruolo del crudele ma affascinante vampiro Klaus di The Vampire Diaries. Ma facciamo un passo indietro. Joseph Morgan dopo aver studiato recitazione a Londra approda in alcune importanti produzioni cinematografiche: Master and Commander di Peter Weir, Alexander di Oliver Stone e Immortals di Tarsem. Ma il pubblico non sembra accorgersi di lui. I piccoli ruoli affidatigli non esaltano le sue qualità così Morgan continua la sua gavetta partecipando a numerose serie tv: Eroica, Henry VIII, Silent Witness, Doc Martin, Casualty e Ben Hur.

    Joseph-Morgan-as-Klaus-and-Candice-Accola-as-Caroline-on-The-Vampire-Diaries-S03E21-Before-Sunset-2Ma il passaggio da semplice guest star a regular è ancora lontano. Così nel 2011 viene notato da Kevin Williamson e Julie Plec, produttori e sceneggiatori di The Vampire Diaries, come possibile villain dello show: l’accento tagliente inglese, lo sguardo crudele e misterioso e la capacità comunicativa fuori dal comune convincono i due produttori ad affidare al semi sconosciuto Morgan uno dei ruoli più importanti di The Vampire Diaries. E finalmente il successo arriva. Premiato nel 2011 e nel 2012 ai Teen Choice Awards come miglior cattivo di uno show Joseph Morgan riesce finalmente a imporsi nel panorama televisivo mondiale, oscurando gli ex protagonisti Ian Somerhalder e Paul Wesley e appassionando fan di tutte le generazioni grazie alla tormentata storyline con la vampira Caroline. Ma intanto non sta con le mani in mano. Il successo di Morgan nello show porta Julie Plec a dedicare al vampiro Klaus una intera serie, The Originals. Introdotta da un backdoor pilot durante la quarta stagione di The Vampire Diaries e ambientata a New Orleans The Originals segue le vicende del vampiro Klaus e dei suoi due fratelli Elia e Rebekha. Nel 2012 poi lavora a Warhouse, un thriller (psicologico) indipendente presentato a Cannes e nel 2013 debutta alla regia con il cortometraggio horror Revelation, interpretato dall’ottima Persia White, già protagonista di alcuni episodi di The Vampire Diaries. Ma non è tutto. Oltre ad essere impegnato al cento per cento nella sua carriera artistica Joseph Morgan è anche un attivo sostenitore di Positive Women, un progetto dedicato al sostegno dei diritti degli omosessuali e delle donne nelle zone più povere del mondo. Attore, regista e anche attivista: Joseph Morgan si conferma la star più poliedrica del piccolo schermo, un artista impegnato a 360 gradi nelle molteplici sfaccettature che può regalare il mestiere di star. Potete trovare qui sotto alcune clip su Joseph Morgan.

    Joseph Morgan insegna come interpretare un vampiro

    Joseph Morgan svela alla collega Candice Accola qualche trucco per avere un sensuale accento inglese

    Joseph Morgan in un breve estratto da Ben Hur

    Joseph Morgan in un breve estratto da Doc Martin

    The Originals, behind the scenes

    The Originals, una clip

    Il trailer di Warhouse

    Il trailer di Revelation, il cortometraggio diretto da Joseph Morgan

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    Jackson Pollock, l’arte del gesto

     

     

    Quando sono dentro i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di presa di coscienza mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l’immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire. È solo quando mi capita di perdere il contatto con il dipinto che il risultato è confuso e scadente. Altrimenti c’è una pura armonia, un semplice scambio di dare ed avere e il quadro riesce bene”. Jackson Pollock danza intorno alla sua tela. Si muove. Volteggia. Schizzi di colore. Tutto viene colto dalla casualità, rinnegata dallo stesso artista, il quale sosteneva l’esistenza di un unicum tra governabile e ingovernabile. Nelle sue mani che trattenevano il pennello, nei colpi pieni di colore riversati sulla tela, vi era la volontà esecutiva del pittore. Lui, artefice delle forme che prendevano corpo. Pollock è stato uno dei maggiori interpreti dell’espressionismo astratto. Assenza di rappresentazioni naturalistiche per far spazio all’unicità del tocco dell’artista. Nei drip paintings il colore cola, sotto la forza gravitazionale.

    pollock1_drippingUna tela coperta di colore ancora fresco occupava tutto il pavimento… Il silenzio era assoluto… Pollock guardò il quadro, quindi, all’improvviso, prese un barattolo di colore e un pennello e iniziò a muoversi attorno al quadro stesso. Fu come se avesse capito di colpo che il lavoro non era ancora finito. I suoi movimenti, lenti all’inizio, diventarono via via più veloci e sempre più simili ad una danza mentre gettava sulla tela i colori. Si dimenticò completamente che Lee ed io eravamo lì; sembrava non sentire minimamente gli scatti della macchina fotografica… Il mio servizio fotografico continuò per tutto il tempo in cui lui dipinse, forse una mezz’ora. In tutto quel tempo Pollock non si fermò mai. Come può una persona mantenere un ritmo così frenetico? Alla fine disse semplicemente: E’ finito”. Era il 1950. Hans Namuth, un fotografo alle prime armi, riesce a strappare la promessa di Pollock di eseguire un dipinto appositamente per un servizio fotografico. Quando il fotografo arriva tutto è già avvenuto. La danza. L’afflato. Quel momento di lotta e conciliazione tra l’artista e la tela ha avuto luogo. Nulla è studiato nei drip paintings. C’è l’istintività dell’artista che prende i colori e li orchestra senza seguire uno spartito. Ma affidandosi semplicemente al gesto.

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    L’Uomo d’acciaio, la recensione

     

     

    Il 20 giugno prossimo uscirà in tutti i cinema italiani il film evento del 2013: L’Uomo d’Acciaio. Prodotto da Charles Roven, Christopher Nolan, Emma Thomas e Deborah Snyder, diretto da Zack Snyder e interpretato da Henry Cavill, Amy Adams, Michael Shannon, Kevin Costner, Diane Lane, Laurence Fishburne e Russell Crowe L’Uomo d’Acciaio riporta sul grande schermo il mito di Kal-El (Henry Cavill), straordinario uomo inviato sulla Terra dal padre Jor-El (Russell Crowe) per salvare la stirpe di Krypton dalle ambizioni del terribile Zod (Michael Shannon). Accolto e cresciuto dalla famiglia Kent (Kevin Costner e Diane Lane) e ribattezzato Clark Kent, Kal-El impara con difficoltà a dosare i suoi immensi poteri giungendo anche a terribili sacrifici per tenere nascosta la sua identità aliena. Ma gli anni passano e Kal-El diventa un giovane uomo alla perenne ricerca delle sue vere origini aliene: chi sono i suoi genitori? E perché è stato inviato sulla Terra? Questo sembra domandarsi Clark mentre gira in lungo e largo il mondo per scoprire il misterioso obiettivo della sua presenza sulla Terra. Ma i guai sono dietro l’angolo. Mentre la curiosa e brillante reporter del Daily Planet Lois Lane (Amy Adams) scopre qualcosa sul suo conto il terribile Zod arriva sulla Terra per ricreare il pianeta Krypton grazie al codice genetico di Clark. Mezzo Kryptoniano e mezzo terrestre Clark indosserà mantello rosso e costume azzurro per salvare il pianeta dalla distruzione.

    man-of-steel-amy-adams-henry-cavillA distanza di sette anni dal poco convincente Superman Returns di Bryan Singer, Hollywood riprova a far volere il più rappresentativo super eroe della storia dei fumetti: Superman. Assoldati Christopher Nolan, responsabile della migliore trilogia sui supereroi degli ultimi anni, Zack Snyder, regista tra i più promettenti degli anni 2000 (suoi 300, Watchmen e il sottovalutato Sucker Punch) e David S. Goyer, brillante sceneggiatore esperto in trasposizioni da fumetti (Il Corvo, Blade, Ghost Rider, Batman Begins) il successo sembrava assicurato. Eppure la sensazione dominante a visione completata de L’Uomo d’Acciaio è di incompiutezza: la storia è poco appassionante e inutilmente caotica, gli effetti speciali forzati e buttati a caso, pochissime le emozioni e tantissime le scene confuse e ripetitive. Avete presente l’interminabile distruzione di Transformers 3? Moltiplicatela per due e avrete gli ultimi 70-80 minuti de L’Uomo d’Acciaio. E inspiegabili poi alcune caratteristiche basilari del film: 1) la narrazione: originale l’idea di altalenare passato e presente. Ma L’Uomo d’Acciaio è un reboot e lo spettatore andava abituato ai super poteri di Clark; 2) la trasformazione in Superman: momento cult del fumetto reso da Snyder con una scena frettolosa e buttata a caso; 3) Lois Lane: la quattro volte nominata all’Oscar Amy Adams non sembra credere nel personaggio che interpreta dando vita ad una presenza femminile poco credibile e poco coinvolgente; 4) la conclusione della storyline di Jonathan Kent: il padre adottivo di Clark Kent fa una delle uscite di scena più illogiche e ridicole degli ultimi anni; 5) il villain: Michael Shannon da vita ad un generale Zod banale e decisamente poco interessante; 6) l’assenza di umorismo: tralasciando alcune battutine qui e li L’Uomo di Acciaio ha il difetto di prendersi troppo sul serio tradendo lo spirito originale del fumetto da cui prende vita; 7) la sceneggiatura: la vera pecca del film, noiosa, banale e piena di buchi, la principale causa del fallimento de L’Uomo d’Acciaio; 8) Zack Snyder: forse paralizzato dalla imponenza del progetto da portare sul grande schermo Snyder dirige con il freno a mano tirato per tutta la durata del film contribuendo a rendere L’Uomo d’Acciaio un’opera assolutamente impersonale. Ma vediamo ora gli aspetti positivi: 1) Henry Cavill: bello, rassicurante e assolutamente impeccabile nei panni Superman; 2) il prologo: emozionante, travolgente, epico, una perfetta e originale introduzione alla storia di Clark Kent; 3) Hans Zimmer: le spettacolari musiche de L’Uomo d’Acciaio sostituiscono finalmente le iconiche ma datate note di John Williams rendendo più attuale il personaggio di Superman. Purtroppo come potete ben vedere L’Uomo d’Acciaio ha più pecche che pregi. Non resta che sperare in un probabile sequel per vedere una volta e per tutte Superman compiere il volo cinematografico emozionante, travolgente ed epico che merita dai tempi dei classici di Donner.

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    Al Biografilm Pussy Riot – A Punk Prayer

     

     

    Il Concorso Internazionale del Biografilm festival si tinge di rosa con Pussy Riot – A Punk Prayer, il documentario diretto da Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin, che racconta lo stravagante caso di attivismo politico che ha sconvolto la Russia nel Febbraio del 2012.

    photos_2012_08_9ad83fa411ff5df1Alcune ragazze, mosse da una forte ideologia e con una grande sete di giustizia e verità, decidono di riunirsi per formare una band musicale punk. Dalle prove in qualche garage o scantinato, le loro performance arrivano al pubblico, con esibizioni nei luoghi più disparati, dalla Piazza Rossa ai tetti della prigione, in metropolitana etc… Ma il 21 Febbraio le cosiddette Pussy Riot invadono uno dei luoghi più sacri di Mosca, la Cattedrale di Cristo Salvatore, suonando e cantando le loro canzoni ricche di collera e politica contro il leader Vladimir Putin. L’episodio diventa un vero e proprio caso politico e sociale che coinvolge migliaia di persone in tutto il mondo, soprattutto con l’arresto delle tre ragazze Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina e Yekaterina Samutsevich, ritenute le vere responsabili dell’accaduto che quel giorno erano sull’altare ortodosso con le chitarre e i microfoni a fare la loro protesta.

    pussy-riot-a-punk-prayerIl documentario si apre con una citazione che afferma che l’arte non deve essere specchio della realtà, ma un martello per darle forma e, le Pussy Riot infatti hanno sempre sostenuto di essere un gruppo di attiviste politiche che esprimono semplicemente i propri punti di vista, realizzando forme di arte contemporanea. L’arte e la libertà di espressione non sono oggetto di censura o pena di morte, ma le loro esibizioni hanno colpito le persone sbagliate, vertici del Governo e soprattutto gli ortodossi, rigidi nella loro fede e dottrina. In Russia mettersi nel bel mezzo della questione religiosa in maniera troppo diretta, è senza dubbio molto pericoloso e le Pussy Riot ne sono un simbolo perfetto. Sono state arrestate, ma sono riuscite ad attirare l’attenzione sulle falle di un sistema che teme la verità e hanno ritrovato il consenso in tutto il mondo, con tanti sostenitori che sono scesi in strada, hanno creato collettivi sul web e nelle varie città, persino Madonna in uno dei suoi ultimi concerti ha dedicato al gruppo femminista una canzone mostrando, a fine esibizione, il nome Pussy Riot tatuato sulla schiena. Questo documentario espone l’accaduto, valuta le varie parti e ascolta le giustificazione e le convinzioni sia dell’accusa che della difesa, senza schierarsi apertamente ma mostrando i punti deboli e le cause che hanno fatto vacillare un paese così rigido e critico, per cui sono bastate poche ragazze con passa montagna colorati a destabilizzare le fondamenta sociali e politiche. Con interviste dirette alle protagoniste, ai loro genitori e alle varie persone coinvolte, alternate a filmati di repertorio e video delle performance più rilevanti del movimento femminista musicale, Lerner e Pozdorovkin realizzano un perfetto quadro di questo fatto storico – politico che ha creato sgomento ma ha scosso irrimediabilmente molte persone intorno al mondo, ponendo i riflettori sulla Russia e la sua situazione interna.

     

     

     

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    Teen Wolf stagione 3: i ragazzi di Beacon Hill continuano a regalare sorprese

     

     

    Nessuno si aspettava un tale successo per la serie tv trasmessa sul canale americano MTV. Teen Wolf giunto quest’anno al terzo anno di programmazione, continua a mietere consensi, tanto da essere diventata una delle serie tv più attese dell’estate. Cosa ci attende questa stagione? Sembra quasi che il creatore Jeff Davis, abbia le idee ben precise e sta inanellando una vicenda intrigante e piena di risvolti. La premiere di stagione dunque, trasmessa lo scorso 3 giugno, non solo conferma la buona struttura narrativa, ma soprattutto fa capire come questa terza stagione sarà sicuramente migliore della precedente. Non mancano infatti colpi di scena e nuovi misteri nel calderone degli eventi, ma una cosa è certa: a Beacon Hill sta per accadere qualcosa di strano. Se da una parte vediamo come Scott ed Allison cercano di recuperare il loro rapporto di amicizia, dall’altra parte Lydia si avvicina a Stiles dopo che Jackson le ha spezzato il cuore. Intanto Derek Hale mette in guardia il coraggioso Scott dall’arrivo di un pericolo branco di Alpha che potrebbe mettere in serio pericolo tutta la popolazione della cittadina. Nuovi personaggi entrano quindi nella vicenda ed arrivano a smuovere le acque, non tanto calme, della vita dei nostri protagonisti.

    tw_final_build_groupTatoo quindi nel riallacciare il filo con gli avvenimenti della passata stagione, mette in scena una vicenda elettrizzante, adrenalinica, senza dimenticare quella sua sottile ironia e la sua assordante colonna sonora dal sapore pop e dance. L’uscita di scena del carismatico Colton Haynes, ora nel cast di Arrow, passa quasi in secondo piano, grazie a questo folto gruppo di nuovi volti che sta animando la vicenda. Teen Wolf quindi non delude le aspettative e, nuovamente, si conferma una tra le serie tv giovanili più riuscite degli ultimi anni. Dedicata ad una precisa fetta di pubblico, lo show di Jeff Davis, nel conoscere i suoi limiti decide nuovamente di puntare su una forte caratterizzazione del personaggio e soprattutto su una vicenda che si intreccia episodio dopo episodio. Non urliamo certamente al capolavoro, ma rispetto ad altre produzioni tv che nel corso degli anni hanno perso smalto, Teen Wolf grazie a questa season premiere a dir poco scoppiettante, si conferma una serie tv di grande impatto visivo ed emozionale. Per festeggiare questo enorme successo, la terza stagione sarà composta da ben 24 episodi. Per le giovani spettatrice sarà una scusa in più per ammirare i fisici statuari di tutti i protagonisti.

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    Foto dalla premiere di Londra di Corpi da Reato

     

     

    Si è svolta questa settimana al Curzon Mayfair Cinema di Londra, la premiere di CORPI DA REATO (THE HEAT), la nuova commedia diretta da Paul Feig (Le amiche della sposa), con Sandra Bullock e Melissa McCarthy, che la Twentieth Century Fox distribuirà in Italia dal 10 ottobre 2013.

    Qui di seguito le foto della serata alla quale hanno partecipato Sandra Bullock, Jessica Chaffin, Jamie Denbo, il regista Paul Feig con sua moglie Laurie e la sceneggiatrice Katie Dippold.

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    Mistresses: una serie tv vagamente hot per l’estate americana

     

     

    Dopo tante indiscrezioni a riguardo, lo scorso 3 Giugno il canale americano della ABC, ha finalmente trasmesso il pilot di Mistresses. Anche se la serie tv non è iniziata sotto il più roseo degli auspici, debuttando con appena 4 milioni di telespettatori, Mistresses risulta essere comunque un piacevole intrattenimento seriale. Punta di diamante sono le attrici prima fra tutte la bellissima Alyssa Milano, per il resto la bellezza di Mistresses finisce qui. La serie comunque , non è altro che un remake piuttosto patinato di un’omonima serie tv inglese che è arrivata qui in Italia grazie a Sky. Ci troviamo quindi di fronte ad una serie senz’anima in puro stile ABC; Mistresses infatti non è altro che un soap/drama dalle venature hot, con un intreccio narrativo abbastanza intrigante ma in odore di già visto, con un cast di attrici seducenti ed abbastanza convincenti. La rete della Disney, dopo una stagione televisiva piuttosto deludente, almeno per quanto riguarda le novità, cerca di stupire il pubblico con il suo solito mix di amore e intrighi, ma peccando di superiorità non riesce a raggiungere l’effetto sperato. Perché? Sono due i motivi dell’insuccesso di Mistresses.

    Prima di tutto è la trama a non convincere. Ci troviamo in una non identificata cittadina americana dove quattro amiche si destreggiano tra vita privata e vita lavorativa. Savi, interpretata da una bellissima Alyssa Milano, è un rampante avvocato che non riesce a mettere su famiglia con il suo sexy maritino; Karen, che ha il volto di una nota attrice di Lost (Yunjin Kim), è una psicologa che si troverà ad affrontare un difficile ed alquanto intricato problema etico, mentre April è una giovane vedova che con tutte le sue forze cerca di voltare pagina dopo la morte del marito, ed infine Josslyn, bellissima e seducente donna d’affari, oltre che una mangiatrice di uomini che intreccia relazioni con persone ricche e sposate. Una trama quindi che, pur intrattenendo piacevolmente, sembra essere una riproduzione in versione soap di Sex & The City. Impreziosita dai cliché del genere, il pilastro narrativo di Mistresses risulta essere prevedibile fin dal primo minuto e non basta un cast convincente a risollevare le sorti della situazione. A rendere poi questa una serie del tutto evitabile non solo è l’assurdo paragone con Sex & The City, ma soprattutto è l’accostamento con la controparte britannica. Mentre la versione americanizzata di Mistresses risulta essere patinata, modaiola, trash e convenzionale, quella inglese aveva un fascino seducente senza fine. Sarà stata l’atmosfera di Bristol, quelle vicende al limite del perverso, ma le Amanti britanniche stravincono su quelle americane. La ABC ha solo cercato di riadattare il mito di Sex & The City con una vicenda sciatta, di poco impatto e che risulta essere prevedibile fin dal primo minuto. Consigliamo quindi la visione di Mistresses solo agli estimatori di questo genere televisivo, perché onestamente ci si aspettava qualcosa di più da questa produzione televisiva.

    PROMO ABC

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    May, un puzzle di dolore e morte

     

     

    In occasione della nostra rubrica horror abbiamo deciso di recuperare un intenso e poco conosciuto film del 2002: May. Scritto e diretto da Lucky McKee e interpretato da Angela Bettis, Anna Faris, Jeremy Sisto e James Duval May racconta la storia di una giovane e solitaria donna dall’infanzia travagliata: May. Trascurata dalla famiglia e dai colleghi a causa dei suoi numerosi comportamenti bizzarri May gode della sola compagnia della sua migliore amica, la bambola di porcellana Suzie. Chiusa da sempre in una scatola come Suzie May vive una vita da emarginata, perennemente divisa tra il lavoro nella clinica veterinaria e alcune strambe amicizie. Ma quando la scatola di Suzie va in pezzi in seguito ad un incidente causato da alcuni bambini ciechi anche la bolla di tristezza, delusioni e repressioni di May esplode facendo emergere tutta la rabbia accumulata nel corso della sua vita. Se non puoi avere un amico createne uno. May prende alla lettera il vecchio bigliettino di auguri della madre e crea con le sue stesse mani il suo nuovo migliore amico, un “uomo” fatto delle sole parti a lei gradite delle persone che conosce. Un orrendo puzzle di dolore e morte che le darà la sola cosa che ha sempre voluto nella vita, un briciolo d’amore.

    Schermata 2013-06-15 alle 10.18.35Dopo il bizzarro All Cheerleaders Die e prima del controverso The Woman Lucky Mckee realizza un interessante e drammatico affresco di una solitaria ragazza americana, portata dalle repressioni familiari e dalle ingiustizie della società a diventare un freak of nature. Caratterizzato da un cast inedito e interessante e arricchito da una regia consapevole e perennemente oscillante tra l’horror, la comedy e il dramma May è uno degli horror più interessanti degli anni 2000. Non era facile riportare sul grande schermo la storia di May, una ragazza abbandonata da tutto e tutti capace di passare da debole vittima a irrefrenabile carnefice. E soprattutto non era facile rendere palpabile il forte senso di solitudine di May (merito della magistrale Angela Bettis, attrice feticcio di McKee), rappresentato dalla drammatica sequenza finale, in cui finalmente lo spettatore intuisce il vero obiettivo della protagonista della storia: non un fidanzato, non un amico, ma solo un abbraccio, un gesto d’amore. May parte come un tipico film horror e finisce come la migliore delle opere drammatiche conquistando anche il più scettico degli spettatori. Qualora voleste gustarvi un’opera horror alternativa e originale recuperate questa piccola perla di Lucky Mckee.

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    Giuliano Sangiorgi al Giffoni 2013

     

     

    Uno dei grandi protagonisti della scena musicale italiana, Giuliano Sangiorgi, sarà l’atteso ospite del Giffoni Film Festival il prossimo 25 luglio. L’artista, frontman della rock band Negramaro, a Giffoni incontrerà i ragazzi della manifestazione e terrà una speciale “Masterclass” dove racconterà la sua esperienza di musicista e scrittore in un confronto aperto e stimolante con i giovani giurati.

    L’abilità di paroliere dimostrata da Giuliano nei testi dei Negramaro, l’ha trasformato in uno degli autori più richiesti dai grandi interpreti italiani (ha scritto tra gli altri per Mina, Adriano Celentano, Andrea Bocelli, Jovanotti, Malika Ayane, Elisa, Patty Pravo) e il suo esordio letterario “Lo spacciatore di carne” (Einaudi) mantiene intatta la potenza della sua scrittura, gettando una sguardo straniato sulla vita studentesca, superandone i cliché e portando invece alla luce gli aspetti più ancestrali; qui Giuliano gioca con la lingua e la scrittura e ci regala il ritratto inedito di una generazione in lotta con il futuro. E per la trasversalità della sua arte, Giuliano riceverà dai ragazzi del Festival il premio speciale “Best Talent Award”.

    Intanto i Negramaro proseguono le prove per due grandi concerti-evento: il 13 e 16 luglio la band affronterà i due palchi italiani più importanti, lo stadio di San Siro e lo stadio Olimpico di Roma, per festeggiare i primi dieci anni di musica insieme.

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