Scheda Film

Un’opera cruciale per la genesi del nostro cinema, che ha ispirato intere generazioni di registi. Rossellini progetta e mette in scena un documento che testimoniasse gli effetti della Guerra in Italia. Lo fa con un’opera di rottura che rinuncia ad ogni tipo di sentimentalismo mainstream per andare ad intercettare con la sua cinepresa nient’altro che la verità. Inizia, a torto o a ragione, con questa opera l’uso cosciente del termine “neorealismo”, anche se germinalmente lo si tende a far risalire a due anni prima, al Visconti di “Ossessione”. Dibattiti da intellettuali. A noi preme sottolineare la nascita di un nuovo modo di fare cinema, un rivoluzionario linguaggio che partendo dall’Italia si fa strada nel mondo e conquista le corti intellettuali europee prima e americane poi. Un linguaggio che fondasse sulla restituzione del Vero, mondato da qualsiasi orpello scenico o di maniera, il suo retaggio semantico. La storia del film: nella Roma occupata di fine guerra tre personaggi vanno incontro al loro drammatico destino: una donna del popolo, un sacerdote amato dalla gente e un ingegnere comunista. Su tutto cala impietosa l’ombra dell’invasore tedesco, quasi a fungere da collante narrativo per ogni segmento dell’opera. Menzione di merito per Aldo Fabrizi e Anna Magnani, due attori che hanno contribuito alla fortuna di quest’opera, due grandiosi talenti espressi dal fermento intellettuale di una nazione che da subito volle risollevarsi e ripartire. Un film che rappresenta una presa di coscienza del Cinema Italiano: da mero intrattenimento a vera e propria fucina d’Arte.

Titolo originale: Roma Città Aperta

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