Recensione a cura di

Scheda Film

Un’opera per certi versi sorprendente questa di Chen Kaige, che ha ammaliato la giuria di Cannes strappando la Palma d’Oro, ex aequo con Lezioni di Piano, di Jane Campion. Il protagonista indiscusso del film è il teatro cinese di inizio novecento che narrativamente costituisce la cornice in cui le vicende del film prendono atto. La storia è quella di due amici che fin da bambini intraprendono la dura carriera dell’attore teatrale nella Cina di inizio secolo. Le carriere e le vite dei due amici saranno separate dalla Rivoluzione culturale. I due si reitroveranno dopo molti anni, chiamati ad interpretare l’opera di Mei Lanfang “Addio mia Concubina”, nelle vesti dei due ruoli principali, quello dell’imperatore e della sua concubina favorita. L’amicizia tra i due, seguendo il canovaccio, sfocerà in irrefrenabile passione. Le cose si complicheranno quando uno dei due si innamorerà di una bellissima prostituta (interpretata da una straordinaria Gong Li). Il labile confine che divide Realtà e palcoscenico si frantuma fino al compenetrarsi dei due piani sensoriali. La finzione stringe in un abbraccio mortale la vita dei due attori trascinandoli in un vortice di pulsioni a cui non possono resistere. La sottile dimensione psicologica dei due amici è al centro dell’indagine di Kaige Chen che utilizza il teatro come meraviglioso pretesto per portare a termine il suo compito. Un linguaggio pirandelliano che metabolizza il teatro per farlo debordare nel Reale, una sorta di sterminato palcoscenico dove le emozioni tra narrato e vissuto si compenetrano fino a diventare una cosa sola. Un’opera di una raffinatezza stilistica senza eguali: patinata, lussuosa nella fotografia e nei costumi, densa di omaggi al teatro cinese e al suo rigido formalismo.

Titolo originale: Ba wang bie ji

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