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Recensione a cura di

Scheda Film

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Continua il viaggio di Buñuel nell’alveo del tormentato rapporto spiritualità-corporeità iniziato con Viridiana e qui giunto al suo massimo fulgore ermeneutico. Un’opera clamorosa questa perché spezza ogni certezza, ogni tentativo di razionalizzazione, e plasma la figura di una donna in bilico tra realtà e sogno, tra ninfomania e frigidità, tra corpo e spirito. Tratto da un romanzo di Joseph Kessel del 1929, narra la storia di Séverine Serizy, annoiata moglie di un medico parigino che si prostituisce segretamente in una casa d’appuntamenti con il nome d’arte di Belle de Jour. Tenta così di esorcizzare i suoi fantasmi coscienti ma non riuscirà a trovare un senso nel complicato gioco della vita. Fecero scalpore i tagli della censura italiana tra i quali una scena di Severine bambina che rifiuta di fare la Prima Comunione. I numerosi tagli della censura deturparono l’opera a tal punto che, quando uscì una versione restaurata, si ebbe l’impressione di assistere ad un’opera del tutto nuova. Una delle tante scene che si ricordano: Belle guarda da uno spioncino un Professore, cliente del bordello, che si fa brutalizzare da Charlotte, una prostituta collega di Belle, dopo che quest’ultima era stata mandata via perchè non eccessivamente aggressiva. Un’opera maledetta, si è detto, ma che al contrario risulta di una profondità ambigua e sconcertante, di un fascino torbido e morboso.

Titolo originale: Belle de Jour

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