Recensione a cura di

Scheda Film

Mike Nichols porta il teatro sul grande schermo traendo spunto da una pièce di Edward Albee. Si tratta di un’operazione rischiosa ma che si rivela di conturbante fascino e di innegabile spessore artistico, anche grazie ai due splendidi protagonisti di questo dramma a due voci: Elizabeth Taylor e Richard Burton. La sensazione fisica della teatralità di questo film la si prova dalle prime inquadrature: ossessive, quasi fisse, con unità di luogo, tempo ed azione. La storia è quella della convivenza al limite delle umane possibilità tra un professore universitario di Storia e sua moglie, una donna cinica e alcolizzata. Tra scambi di battute al vetriolo e furiose liti si dipana il loro piccolo grande dramma della vita tra le mure domestiche. Un gustoso lazzo inserito nella sceneggiatura: in una scena in cui i due arrivano in una stanza d’albergo Martha esclama che la stanza è una topaia, anzi sembra cercare una definizione più incisiva ma non sembra sovvenirle: “Era in un film, di quella ranocchia della Bette Davis. Uno dei soliti polpettoni della Warner Bros.!”. Il film a cui si riferisce è “Peccato” del 1949, di George Cukor, con Joseph Cotten e appunto Bette Davis. Da notare che anche “Chi ha Paura di Virginia Woolf?” è prodotto dalla Warner Bros. In definitiva un’opera che fornisce un prezioso contributo al cinema psicologico e introspettivo, quello che guarda dentro l’anima delle persone e la scarnifica ai nostri avidi occhi di spettatori.

Titolo originale: Who’s Afraid of Virginia Woolf?

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