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Recensione a cura di

Scheda Film

Un viaggio attraverso la perdizione, l’annullamento totale di una donna, la sua freudiana deriva sociale fino alla resurrezione attraverso lo stesso destino che l’ha così intimamente ferita. Da uno splendido romanzo di Margarete Böhme adattato da un ottimo Leonhardt e messo in scena da un geniale Pabst con uso di tecniche sorprendentemente moderne (contrasti di luce, piani sequenza ossessivi, sequenzialità dei primi piani). Narra la storia di Thymian, figlia di un farmacista, violentata da un assistente del padre, ripudiata dal violentatore e dal padre finisce prima in un istituto correttivo poi in un bordello dove subisce umiliazioni tremende. Alla fine riscatterà una vita di sofferenze attraverso l’amore di un nobile e tornerà sui suoi passi per vendicarsi del suo passato. Un ritratto di donna sconvolgente nella sua lucidità. Al centro di tutto ciò, naturalmente, c’è Louise Brooks stessa, elettrizzante presenza sullo schermo, così come lo è stata ne Il Vaso di Pandora. Non si sta parlando solo di bellezza iconica qui, ma di una performance la cui sottigliezza e profondità sfidarono le convenzioni del film muto. La sua recitazione è controllata e naturale come poche altre attrici del cinema muto. Questa sua naturalezza fece sì che il suo personaggio apparisse meno artificioso e letterario, ma possedesse un realismo credibile e coerente con la narrazione. Questo consumato mestiere della Brooks prorompe in modo particolare in una scena in cui Thymian, prostrata dalle angherie subite, arriva dolorosamente vicino alla morte. Il pingue Dr. Vitalis (Kurt Gerron) accorso a curarla non piange una sola lacrima per il suo destino dicendole freddamente: “Ora sei una ragazza perduta, proprio come tutti noi” È un momento emotivamente potente, uno tra i tanti, e Thymian, pur nella sofferenza, reagisce con una muta espressione di fierezza in un primo piano sempre più stretto del suo volto. Questa è grande recitazione, la dimostrazione di una profonda connessione tra regista e attrice, e di come sia possibile raccontare una storia con un sussurro piuttosto che con un grido.

Titolo originale: Tagebuch einer Verlorenen

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