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Recensione a cura di

Scheda Film

Murnau rilegge Goethe con sguardo profondo e deferente, al contempo consapevole degli immensi spazi da perlustrare con il nuovo mezzo espressivo che aveva a disposizione: il cinematografo. Ne scaturisce questo suggestivo affresco corroborato da un forte senso icastico e un grande senso scenico. Murnau in sostanza compì un’operazione straniante filtrando il piano onirico di Goethe e imprimendolo su pellicola. Il risultato ammaliò e sconcertò le platee europee consacrando il regista tedesco a Vate del nuovo espressionismo. La trama segue fedelmente il dramma goethiano: Mefistofele si insinua mellifluamente nella vita di Faust e lo tenta con eterna giovinezza e poteri sovrannaturali pur di carpirne l’anima. Dopo alterne vicende il tragico epilogo in cui Faust ritroverà un barlume di redenzione. Una parabola mistica in cui ci si interroga sul confine sottile che divide il Bene dal Male. Grandi risorse economiche per quello che fu considerata la prima vera grande produzione europea. Un’opera che miscela potentemente lirismo e iconografia e che in definitiva rese consapevoli delle infinite venature che questo nuovo mezzo espressivo prospettava all’artista che vi si accostava.

Titolo originale: Faust

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