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Recensione a cura di

Scheda Film

Kitano, artista dai mille risvolti (showman e comico TV, pittore, attore, regista, romanziere, sceneggiatore sono solo alcune delle sue attitudini) infonde questa sua peculiare poliedricità in Hana-Bi ricavandone un oggetto prismatico e ammaliante come pochi sanno esserlo. Dapprima infatti il film è un poliziesco con risvolti thriller, poi assume la connotazione del noir, per finire al dramma psicologico esistenzialista. Il registro estetico riesce a passare dalla violenza al languore poetico con perfetta transizione narrativa: un’omogeneità che è davvero il punto di forza di questo film, e il tutto avviene con una coerenza stilistica invidiabile. Nishi è un ex-poliziotto tormentato dai rimorsi per aver perso un collega e causato il ferimento di un secondo, rimasto paralizzato. Staccatosi dall’ambiente lavorativo si dedica alla moglie, malata terminale di leucemia. Per poterle concedere un ultima sontuosa vacanza architetta una rapina. Morbido come seta e ruvido come carta vetrata contiene alcune scene memorabili, come quelle splendide e geniali della rapina, o quelle finali dense di inarrivabile lirismo in cui il protagonista culla la moglie morente davanti ad una spiaggia ruggente di onde e di sole. Un punto d’arrivo della poetica della cinematografia nipponica e, dilatandone il messaggio, dell’intera storia del genere “Crime Story” tout cour.

Titolo originale: Hana-Bi

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