Recensione a cura di

Scheda Film

Una famiglia eccentrica dove ogni personaggio porta a spasso la propria ironica follia. Wes Anderson ci dona uno scrigno dove la vita scorre al contrario e dove ogni gesto circoscrive un preciso lessico familiare di cui vorremmo essere parte. Ogni membro della famiglia è un piccolo microcosmo con leggi e accadimenti a se stanti. La collisione di queste monadi vaganti costituirà l’ossatura principale dell’opera e la sua ineguagliabile seduzione verso lo spettatore smaliziato e sempre esigente.

I coniugi Tenenbaum, lui avvocato, lei archeologa, hanno tre figli piccoli, ciascuno dotato di un proprio peculiare talento: Margot, adottata, è una valente drammaturga, Chas a 12 anni è già un genio della finanza e Richie è un piccolo campione di tennis. La famiglia, con il passare del tempo, entra in declino: i due genitori si separano, mentre i figli sembrano disperdere il proprio talento nella maturità. Chas è vedovo con due figli, ipocondriaco e terrorizzato da qualsiasi cosa possa mettere lontanamente in pericolo lui e i suoi figli, Margot si è sposata con un noioso accademico ed è divenuta apatica e disillusa dalla vita, non scrive più e fuma come una ciminiera rinchiusa per ore in bagno. Richie sembra vivere soltanto per il suo falco ammaestrato ed è segretamente innamorato della sorellastra Margot. Quando Royal Tenebaum, il patriarca, tenta un riavvicinamento con l’ex moglie per tornare a vivere con la propria famiglia scoppia un piccolo putiferio. Royal dice di essere malato terminale di cancro ma il nuovo compagno della ex moglie smaschera la sua finzione e a Royal non rimane altro che tornarsene di nuovo via dalla casa. Ma nulla avviene per caso: il patetico tentativo di Royal servirà a riportare un certo equilibrio nei conflittuali rapporti tra i componenti della famiglia.

Come in un romanzo russo ogni personaggio trova una precisa collocazione e ne viene fedelmente seguita l’evoluzione attraverso il filtro della narrazione. Wes Anderson è uno di quei registi il cui linguaggio cinematografico è immediatamente percepibile, come un marchio di fabbrica. Il suo cinema è intessuto di levità e ironia, mai greve, mai insopportabilmente ampolloso. Anche quando la vicenda assume i decisi contorni del dramma Anderson sembra gestire la storia con ilare disincanto, un modo di raccontare che gli appartiene e lo identifica. Royal Tenenbaums è un film incantevole: come un sonetto trecentesco stilisticamente perfetto ed etereo nella sostanza.

Titolo originale: The Royal Tenenbaums

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