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Recensione a cura di

Scheda Film

Una prova di forza quella di Sergio Leone, un film che sradica letteralmente i canoni classici del western per restituire un’opera di una vividezza, di una forza impressionante. Giunto al terzo capitolo della cosiddetta “Trilogia del Dollaro”, dopo “Per un Pugno di Dollari” (1964) e “Per qualche Dollaro in più” (1965), Leone realizza quella che è la sua idea di cinema: mettere in scena il concetto di mito greco, ossia porre al centro della storia l’uomo con i suoi vizi intollerabili e le sue meschinità. Tre personaggi si contendono un bottino e lo inseguono attraverso la guerra civile messicana. Ognuno dei 3 ha dei conti in sospeso con gli altri 2. Il Biondo consegna Tuco alle autorità per intascare la taglia, poi si apposta e spara col suo fucile alla corda che dovrebbe impiccare Tuco, quindi se ne va in cerca di un nuovo sceriffo e di una nuova taglia da intascare. L’incontro con l’oscuro pistolero Sentenza cambierà le loro vite. Revisione e sublimazione del genere western attraverso la cartina tornasole della caratterizzazione barocca dei personaggi. La forza espressiva non nasce nè dalla storia nè dalle grandi emozioni messe in campo, ma dal realismo brutale dei personaggi che animano la narrazione. Il lavoro di Leone è dunque mitopoietico: mettere in scena l’odore della carne, il calore del sangue, la sensazione di umido sulla pelle.

Titolo originale: Il Buono, il Brutto e il Cattivo

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