a cura di

Scheda Film

La satira feroce di Charlie Chaplin sul nazismo diviene archetipo di un determinato tipo di cinema che per osmosi incorpora due aspetti: il cinema di denuncia e quello della grande arte. A Chaplin in sostanza non interessa fare propaganda, non interessa fare proselitismo politico. Chaplin vuole girare un film in cui intravede l’enorme potenziale estetico: quello di mettere in scena un vanaglorioso dittatore e tutto il suo impianto scenografico che si porta appresso che diviene il palcoscenico dove far muovere i personaggi. Certo vi è anche la denuncia sociale, ma il messaggio è comunque subordinato all’idea di cinema che Chaplin vuole portare avanti. La storia è incentrata sulle vicende del fantomatico stato di Tomania, dove vige la dura legge del dittatore Adenoid Hynkel. Parallelamente vengono messe in scena le vicende di un barbiere smemorato nel ghetto ebreo della città. I guai per l’uomo, data la sua sventurata somiglianza con il Tiranno, cominceranno presto. Memorabile la scena in cui il Dittatore gioca graziosamente con un emisfero che rimbalza nella sua mano con la soavità di un pallone che levita nell’aria, in balia della mano bizzosa del Tiranno. Un vero capolavoro senza tempo: che ci fa pensare, che ci fa ridere, che ci commuove con la forza della sua arte.

Titolo originale: The Great Dictator

Compralo su Amazon

Video & Foto

2 video 8 foto

Commenti

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *