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Recensione a cura di

Scheda Film

Tre uomini alla ricerca dell’oro nel Messico Centrale, andranno incontro ad ogni genere di avversità fino ad arrivare al cospetto delle loro stesse anime, denudate di ogni velleità umana. L’avidità, una passione spregevole in cui altri deplorevoli vizi possono annidarsi, è raramente trattata nei film con il disprezzo franco e ironico che è vividamente manifestata in quest’opera. E certamente le grandi star di Hollywood raramente sono esposte in tale luce crudele come quella in cui viene gettato Humphrey Bogart in questa nuova immagine che Huston gli cuce addosso. Ma il fatto che questo dramma affronti un tale oscuro recesso dell’animo umano è un segno di originalità e maturità. John Huston compie in questo senso una rivoluzione del linguaggio cinematografico hollywoodiano e porta sul grande schermo gli aspetti peggiori dell’animo umano, abbandonando il sicuro solco del politically correct per un’indagine acuta, trasgressiva, torbida e affascinante. Un Humphrey Bogart insolito, dunque, che si fa notare per una grande prova di bravura recitativa. Menzione speciale per la fotografia di Ted D. McCord che restituisce paesaggi incontaminati, gloriosi nella loro algida purezza, in perfetta disarmonia con l’incedere degli avvenimenti. Un film introspettivo, umbratile e intelligente.

Titolo originale: The Treasure of the Sierra Madre

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