Recensione a cura di

Scheda Film

Un film che ha segnato un’epoca e che ha introdotto la grande platea al genere horror. Con l’opera di Friedkin infatti l’horror assume una valenza universale e diviene il terrore per il soprannaturale, per il demoniaco, per l’orrore celato nell’essere a noi più caro. La storia ci racconta di un’attrice che nota cambiamenti inquietanti nel comportamento e nell’aspetto della figlia dodicenne. Nel frattempo un prete esperto di esoterismo sta perdendo la sua fede per la perdita della madre. Sarà suo compito compiere un esorcismo sulla ragazzina e cancellare da lei la parte demoniaca che la sta tormentando con l’aiuto di un decano di questa antica arte. Menzione di rito per il notevole romanzo di William Peter Blatty da cui è tratto il film, l’autore cura anche la sceneggiatura, la sua storia è convincente ed il suo merito è quello di umanizzare chi compie l’esorcismo oltre a quello di caratterizzare finemente la psicologia di ogni personaggio coinvolto nella vicenda. Infine plauso a Dick Smith del reparto make-up per il suo superbo lavoro sul personaggio di Regan, il suo trucco ha davvero fatto scuola e molte trovate (il vomito verde, gli occhi senza iride, la pelle opalescente) subiranno un vero e proprio saccheggio nel corso degli anni a venire. Il tocco finale naturalmente ce lo mette Friedkin con le sue inquadrature efficaci e raffinate, con una strizzatina d’occhio alle ombre del Murnau di Nosferatu nei frangenti dell’esorcismo (le ombre fuggevoli proiettate sul muro della camera di Regan in secondo piano, sono molto più inquietanti di quello che avviene in primo piano, di fronte alla cinepresa).

Titolo originale: The Exorcist

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