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Recensione a cura di

Scheda Film

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Un film che tocca temi emozionalmente vibranti senza mai scadere nella retorica della commozione fine a se stessa, o peggio del compatimento di maniera. Lo Scafandro e la Farfalla di Julian Schnabel è un grande film principalmente perchè pone lo spettatore dentro lo scafandro di carne del protagonista senza pretendere nulla in cambio, un mero esercizio didattico per osservare con il suo unico occhio il fluire della realtà che lo circonda e immedesimarsi nella sua vitalità imprigionata. Basato sullo splendido libro autobiografico di Jean-Dominique Bauby racconta la vita di un uomo, brillante caporedattore di Elle, che dopo aver perso l’uso del proprio corpo, della parola, di un occhio a causa di un ictus è immobilizzato in un letto e osserva la vita scorrergli intorno. Dall’iniziale smarrimento alla presa di coscienza che “lo scafandro del corpo non impedirà alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare”, Jean-Dominique descrive così il proprio stato nel libro che faticosamente, ma con tenacia implacabile, detta alla compagna indicando con lo sguardo le lettere delle parole da scrivere. Al protagonista rimane quell’unico occhio con cui comunicare con l’esterno, ma è un passaggio verso un nuovo mondo da riscoprire e assaporare lentamente. Con questo esile pertugio esplorerà con spirito fanciullo il mondo, si emozionerà, ci farà emozionare. Un film straordinario con un attore assolutamente all’altezza dello script.

Titolo originale: Le scaphandre et le papillon

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