Recensione a cura di

Scheda Film

Sirk, regista spesso dimenticato dalla critica e ampiamente sottostimato, già autore di ottime prove quali “Secondo Amore” (1955) e “Come le Foglie al Vento” (1956), prende in mano un melodramma e ne restituisce una lucida critica sociale, un solido impianto narrativo teso a mettere in luce un’America ancora dilaniata da conflitti razziali e da un egoismo di classe che ne spezza violentemente gli equilibri. Basato sull’omonimo romanzo di Fannie Hurst narra la storia di un’attrice che dopo aver speso la propria vita alla disperata ricerca di un successo inarrivabile trascura la figlia affidandola alle cure di una governante di colore. Questa a sua volta ha una figlia che presto la rinnegherà per inseguire la stessa chimerica visione di un successo irraggiungibile. Splendide le prove delle quattro protagoniste che definiscono una nuova dimensione di recitazione: la scarna rilevanza di un mondo femminile costruito sul cinismo, sul desiderio insopprimibile di arrampicarsi sulla scala sociale a dispetto di ogni cosa. Ottimo Sirk sul ponte di comando a dirigere quello che sarà il suo ultimo film hollywoodiano e che molti reputano il suo testamento artistico.

Titolo originale:Imitation of Life

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