Recensione a cura di

Scheda Film

Penultimo film del regista danese, si distingue per un afflato mistico infuso in tutta l’opera. Un film senza dubbio complesso, dove il sostrato dialogico viene a collidere con l’aura spirituale dando luogo ad un’atmosfera di sostanziale sospensione di tempo, luogo e azione. La storia è ambientata nel 1925 in una fattoria danese. Il patriarca Borgen ha tre figli: Mikkel, Johannes e Anders. Quest’ultimo si innamora della figlia di un sarto, ma il padre della ragazza si oppone all’unione per motivi religiosi, essendo in contrasto con il rigido luteranesimo del vecchio Borgen. Quando la moglie di Mikkel morirà di parto, il folle mistico Johannes opererà il suo miracolo riportando le cose alla normalità prestabilita. Opera di immenso valore artistico, costituita da una recitazione asciutta, da dialoghi pressanti e asettici, da un uso onirico e quasi ipnotico della cinepresa, da una fotografia meravigliosa, algida, sontuosa, da un bianco e nero che percuote la campagna come una frusta regalando lampi di bellezza inaudita (la stessa raffinata ricerca fotografica volta ad avviluppare di bianco e nero l’ambiente rurale che ritroviamo ne “Il Nastro Bianco” di Haneke).

Titolo originale: Ordet

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