Recensione a cura di

Scheda Film

Martin Scorsese ha ancora il tocco magico dei tempi di Raging Bull e Taxi Driver e lo dimostra con un film sontuoso. Il merito è anche da ascriversi al grande lavoro in sede di sceneggiatura di William Monahan che ha trasposto in canone occidentale, per così dire, un film del 2002 di Wai-Keung Lau intitolato Infernal Affairs, ambientato ad Hong Kong. La storia è quella di due poliziotti con opposti destini. Uno è Colin Sullivan, brillante recluta che fa una rapida carriera all’interno del dipartimento di polizia di Boston, ma è corrotto e fa segretamente da delatore al boss mafioso Frank Costello. L’altro è Billy Costigan, irlandese proveniente dai bassifondi, infiltrato in un’operazione segreta nella banda di Costello. I due incroceranno destini e vite in un crescendo mozzafiato di avvenimenti fino alla resa dei conti finale. Un immenso Nicholson nella parte di Costello, è già divenuta un’icona la scena in cui appare a Costigan completamente imbrattato di sangue e gli parla con sottigliezza demoniaca. Brillante l’inquadramento psicologico dei due protagonisti, un dualismo che è il fulcro narrativo del film. Da un lato il subdolo Sullivan dall’altro il nervoso Costigan, l’unione e la distinzione delle due identità è una chiave di lettura suggestiva. Paradigmatica in questo senso la scena in cui Sullivan cancella l’identità di Costigan dal database rimuovendo di fatto la sua persona dal piano del Reale. Un’opera che riscrive i canoni del “mafia movie”, un capolavoro annunciato che non ha disatteso le aspettative.

Titolo originale: The Departed

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