Recensione a cura di

Scheda Film

Da un’idea di Andrew Niccol (a cui dobbiamo anche Gattaca) Weir mette in scena una riflessione sulla realtà e sul carattere mistificatorio che questa può assumere intorno a noi. La realtà è finzione, così come nel cinema anche nella vita. Una tesi se vogliamo complessa nei suoi rimandi filosofici, dipanata ed esposta in maniera avvincente grazie alla splendida metafora di Niccol sul live show di un uomo la cui vita viene ridotta a mero spettacolo.

Truman vive la sua pacifica esistenza in una cittadina in cui tutti lo conoscono per nome. Ha un lavoro, una amico del cuore, una moglie, insomma tutti i crismi di una vita normale. L’unico problema è che questa vita normale in realtà non esiste, o meglio esiste grazie ad una gigantesca messa in scena: la cittadina è in realtà un titanico studio televisivo eretto per trasmettere la vita di Truman in tutto il mondo. Truman ben presto scoprirà l’inganno e si opporrà eroicamente ad una vita preconfezionata.

The Truman Show è anche una feroce metafora sul mondo dei consumatori e sul carattere predatorio che i marchi aziendali rivestono nelle vite di tutti noi: durante il menage familiare o nei momenti di intimità vengono infatti mostrati dagli attori che popolano la vita surrogata di Truman prodotti pubblicizzati come Corn Flakes, utensili per la cucina o Birra, ponendoli bene in mostra davanti alla telecamera, con un effetto davvero comico a causa del sincero stupore di Truman. Un film intelligente, innovativo e ricco di pathos che ci induce a voltarci repentinamente per controllare che qualcuno non stia finendo di allestire uno scenario di cartapesta alle nostre spalle.

Titolo originale: The Truman Show

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