Recensione a cura di

Scheda Film

Diciamolo pure, John Cassavetes è forse il regista più sottovalutato dell’intero panorama cinematografico americano. Già attore in Rosemary’s Baby, è stato in seguito autore e regista di film meravigliosi come questo “A woman under the influence”, titolo amaramente ironico che il distributore italiano ha allegramente decapitato in un titolo con il solo soggetto. Un’opera in cui deperimento psichico e afasia dialogica sono al centro dell’indagine di Cassavetes. Bravi i due attori principali: Peter Falk e Gena Rowlands, la loro sintonia sul set è palpabile. La storia narra della deriva emotiva di una tranquilla moglie della medioborghesia americana, che viene ricoverata in un centro psichiatrico in seguito ad una forte depressione. Al suo ritorno tenterà con tutte le sue forze di riprendersi la sua famiglia ma troverà un cambiamento radicale in suo marito, o forse in lei stessa. Dovrà anche scontrarsi con il proprio sfasamento rispetto al mondo circostante, la società sembra divenire una minaccia incombente e aleggia in lei un cupo straniamento da qualsiasi cosa. L’aiuteranno nell’impresa di ritrovare una dimensione umana i suoi tre figli. L’introspezione psicologica è spinta al massimo livello creando una sorta di tunnel narrativo tra personaggio e spettatore. Cassavetes ci mette in mano le emozioni e i pensieri di questa donna, la trasforma in una bambola di cristallo in cui è possibile distinguere ogni singola pulsione. Un film denso di rabbia repressa ma anche di malinconica dolcezza.

Titolo originale: A Woman Under the Influence

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