Recensione a cura di

Scheda Film

Max Renn è sempre alla ricerca di roba forte da trasmettere sul suo canale televisivo Channel 83. Quando s’imbatte in Videodrome, una serie con scene di un’efferatezza e di una violenza senza uguali, rimane quasi ipnotizzato. Presto si rende conto che non si tratta di un semplice programma televisivo ma di una porta sull’ignoto, una sorta di tunnel lisergico in cui la coscienza viene annullata attraverso un processo mistificatorio che provoca allucinazioni e desiderio di morte. Indagando sulla provenienza del programma scoprirà che il produttore che lo manda in onda ha intenzione di dominare il mondo attraverso l’annullamento della volontà di chi lo guarda. La metafora sul regno dei media, e particolarmente della TV, è fin troppo chiara. Attraverso la scatola luminosa s’irradiano nefasti sortilegi che sovvertono le coscienze, instillando falsi desideri e stravolgimento della realtà. Oltre alla critica del potere mediatico c’è un’analisi profonda tra uomo e macchina, tra cervello ed informazione. Cronenberg in sostanza traspone su pellicola atmosfere oscure e angoscianti per definire la relazione tra coscienza critica e messaggio, tra realtà e iperuranio catodico. Questa dicotomia tra io e altro da sè televisivo è sintetizzata nella meravigliosa scena in cui Max si trova di fronte una conturbante Nicki Brand (Debbie Harris) che dallo schermo della TV con sensualità traboccante lo invita ad unirsi a lei. La tv si scuote gonfiandosi e vibrando come in un erotico gioco in cui lo spettatore è preda designata. Max si avvicina lentamente allo schermo accarezzando la tv mentre la bocca carnosa di Debbie Harris in primo piano sembra esondare dallo schermo. Quando la testa di Max e lo schermo si uniscono quasi per osmosi formando un’unica entità la fusione tra uomo e media può dirsi completa: la coscienza è annegata nella malìa della trasmissione e lo spettatore è stato definitivamente fagocitato.

Titolo originale: Videodrome

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