American Gangster
Il trailer non rende giustizia al capolavoro di Ridley Scott! Impossibile riassumere 157 minuti in pochi attimi.
Il filo conduttore del film è il dualismo tra Frank Lucas (Denzel Washington) e Richie Robert (Russel Crowe), il messaggio che traspare da questa storia vera può essere riassunto nella domanda che viene pronunciata spesso dai protagonisti:
Che cosa vuoi?
La vita regala poco, ciò che si ottiene bisogna conquistarselo con il duro lavoro e la disciplina, essere il vertice di una piramide è un onore, ma comporta un rigore assoluto per non perdere i privilegi ed il rispetto acquisito.
Ciò può apparire stressante e l’unico modo per riuscire nell’intento è mantenere la calma, fare buon viso a cattivo gioco:
Sei un amico!
Il tradimento ha molte faccie, e l’onestà non sempre è una virtù; qual è il confine tra altruismo e disinteresse?
Regalare un tacchino per il giorno del ringraziamento alla popolazione di un intero quartiere può essere considerata un astuta manovra di marketing se i soldi ti escono dalle orecchie e impedire alla propria moglie di trasferirsi a Las Vegas per non perdere i contatti con il proprio figlio può essere scambiato come una prova di amore; analizzando ogni singola situazione di American Gangster, si scoprirà ben presto che tutto è il contrario di tutto ed è falso ciò che sembra vero.
Indelebile rimane la forza di volontà dei protagonisti, assassini od eroi, inflessibili, estremamente diversi, ma così profondamente simili da finire col diventare amici, poiché il bene ed il male, sono una faccia della stessa moneta:
Le cose sono due a questo mondo, o sei qualcuno, o non sei nessuno!
La libertà è un confine sottile, una corda sulla quale stare in equilibrio, un illusione della quale si ciba la mente, poiché libertà è ogni dove, ma libertà è anche mai; la necessità di non perdere ciò che si è conquistato rende schiavi in questo mondo basato sul consumismo, l’abito fa il monaco e se non hai non sei:
Io devo vivere!
Conoscere chi abbiamo di fronte ci rende sicuri, fa emergere i lati nascosti della nostra personalità, ci sentiamo come tra fratelli, come con persone di cui possiamo fidarci, ma chi è retto, chi è nel giusto, chi non ha scheletri nell’armadio, chi non si vergogna del proprio lavoro, può vivere nel mondo guardando il prossimo negli occhi, senza chinare mai lo sguardo, brandendo la spada infuocata che separa i giusti dai criminali:
La più grande paura della gente non è morire, è parlare in pubblico!
Il film è talmente ricco di particolari, la sceneggiatura e la fotografia sono così ricchi di effetti, che lo si può rivedere tranquillamente una seconda volta e probabilmente anche una terza; la storia in se è fondamentalmente pesante, una storia vera di cui Ridley Scott non ha timore di tralasciare le situazioni più crude, le magistrali interpretazioni dei due protagonisti, le cui sottili sfumature dei loro sguardi ci permettono di penetrare nella loro coscienza, lo rendono un film reale, siamo ad Harem, vi è la guerra del Vietnam che sta falcidiando milioni di giovani soldati americani e vi è chi come al solito si arricchisce alle spalle di coloro che ignorano o che non hanno la volontà per scegliere e lottare per ottenere ciò a cui aspirano. In questo contesto l’eroina è il viatico per ottenere il benessere, per fuggire dalla propria coscienza, per offuscare il rimorso o semplicemente per vivere. E’ un film che nel complesso risulta veloce, i dialoghi sono ben orchestrati, perdersi 5 minuti non influisce sulla comprensione globale, anche se è talmente interessante e ricco di particolari che è bene non chiudere gli occhi neanche per un secondo!
Il film si chiude senza esprimere un giudizio chiaro sui protagonisti, in fondo l’america è la patria della libertà e a mio avviso questo è un film americano, ognuno è libero di fare ciò che vuole.
Giudizio complessivo: 10 stelline con lode!








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