Il Cacciatore di Aquiloni

Il Cacciatore di Aquiloni (The Kite Runner)

Il fim è tratto dal celebre romanzo omonimo di Khaled Hosseini. L’ambientazione è a Kabul nel 1978. Amir è figlio di Baba, un uomo facoltoso di etnia Pashtun. Il suo migliore amico è Hassan, figlio del servitore di casa e appartenente alla inferiore etnia degli Hazara. Entrambi amano molto far volare gli aquiloni per i quali sono previste gare che coinvolgono molti ragazzi della città. Il vincitore è chi riesce a far restare il proprio aquilone in volo per ultimo dopo che tutti gli altri hanno avuto il filo tranciato. Amir, che ha ritrovato la stima di suo padre proprio in seguito alla vittoria (insieme ad Hassan) nella gara più importante di lì a poco assiste (senza avere il coraggio di intervenire) alla sodomizzazione di Hassan da parte di un terzetto di ragazzi ricchi e razzisti. Da quel momento si porterà dentro un senso di colpa che lo allontanerà dall’amico che vede come denuncia vivente della sua vigliaccheria. Finché un giorno, trasferitosi negli Stati Uniti e divenuto scrittore di successo, gli giungerà una telefonata.

Di questo film si apprezzano senz’altro l’intensità di un attore come Homayoun Ershadi nel complesso ruolo del padre di Amir oppure la scena della gara degli aquiloni in cui, vedendo tutta la città partecipe del gioco dei ragazzi, non si può non pensare che anche questo venne proibito dai Talebani una volta giunti al potere. Così come si passa sopra all’omertà sulle armi fornite dagli americani a questi ultimi quali forza di contrasto nei confronti dei Sovietici colpiti come si è dalla convinta bravura dei due giovani interpreti. I quali hanno rischiato gravi sanzioni (sono entrambi afgani) per aver partecipato alla scena della sodomizzazione (peraltro trattata con grande delicatezza visiva nel film).
Veramente pregevole la ricostruzione della Kabul anni Settanta realizzata girando in Cina. Ovviamente nei territori di confine con l’Afghanistan.

Il film è veramente un ottimo lavoro di commistione tra i due piani: quello storico e quello emozionale. Il risultato in relazione al romanzo di Hosseini è un documento importante sullo stato culturale di quella nazione e sulle aspirazioni della gente, sulle emozioni e sui sogni che ogni afgano porta in grembo. L’amore dell’autore per la sua terra traspare anche nel film che porta alla luce le incongruenze di un popolo sì ricco di contraddizioni ma anche di tradizioni e di cultura millenaria. Il risultato finale è quindi un bel film, ben recitato e ben diretto. Sette stelline e mezzo su dieci.