
Il film uscirà nelle sale italiane il 13 febbaio e si preannuncia come uno dei film più attesi dell'anno. FAC naturalmente è in prima linea per raccontarvi l'anteprima di questo film sfruttando uno dei suoi redattori che vivendo a NYC può illuminarci su questo film.
"Sono nato sotto circostanze insolite". Così comincia 'Il Curioso Caso di Benjamin Button,' adattato dal racconto di F. Scott Fitzgerald di un uomo che è nato con un'età di ottanta anni: un uomo, come tutti noi, che non è in grado di fermare il tempo, ma che anzi lo vive con reversibilità cronologica. Seguiremo la sua storia, partendo da New Orleans verso la fine della prima guerra mondiale nel 1918 fino al 21 ° secolo, un viaggio che è inusuale come la vita di ogni uomo può essere. Diretto da David Fincher e interpretato da Brad Pitt e Cate Blanchett con Taraji P. Henson, Tilda Swinton, Jason Flemyng, Elias Koteas e Julia Ormond, Benjamin Button è un grande racconto di un uomo che cerca se stesso e grazie a persone e luoghi che incontra lungo il suo cammino si scopre lungo la via.
Dopo aver sviluppato molto la carriera di regista di grande successo (con grandi film come Alien 3, Se7en e Fight Club), Fincher impiega il suo enorme talento nel rischioso progetto di un kolossal a metà tra il magico, il drammatico e la commedia più pura. Arriva così"Il Curioso Caso di Benjamin Button" e il titolo parla da sé. Il risultato può essere qualsiasi cosa, da un prevedibile dramma romantico, a un esperimento esoterico a un fantasy di primo pelo.
*** Attenzione Spoiler Trama ***
Il film comincia con un bambino, nato il giorno della fine della Grande Guerra (simbolo di inizio della vita?). Viene abbandonato dal padre al di fuori di una pensione per gli anziani. Appare subito chiaro che egli sia nato come brutto e rugoso. Non si capisce subito che egli è nato vecchio e condurrà la sua vita al contrario migliorando fisicamente, ma è progressivamente rivelato come egli crescendo di età, superi tutti i mali che lo affliggono.
Una volta entrati nel meccanismo lo seguiremo nella sua epopea di ringiovanimento, in giro per il mondo, in una sorta di processo catartico che lo porterà non solo a ritrovare il neonato che c'è in lui, ma a scoprire la vera essenza della sua anima, grazie ad un atteggiamento panteistico del suo animo che abbraccia ogni singola fibra della realtà e la trattiene gelosamente. Non diciamo altro per non rovinarvi un grande evento che merita senza dubbio una visione al cinema.
Un film semplicemente bellissimo.
2 commenti in risposta a " Il Curioso Caso di Benjamin Button – anteprima "
Segui i Commenti RSS oppure lascia un Trackbackbrad, anche se ti hanno praticamente trasformato alla fine sei sempre il + bello di tutti!!!
sono sicura che questo film,prprio grazie a lla tua partecipazione come protagonista,sarà il + bel film dell’anno.
mi attiri sempre di più con ogni tuo film hihihi!
mi convinci sempre di puù anche di venirti a troare in America amore mio hihihi!!
non sai quanto sono cotta di te!’_’ sei troppo bono anzi che dico(forse sono uscita pazza se dico che sei bono),il vero termine è che sei veramente boniximiximoooooooo!
il mio sogno più grande è quello che almeno una volta nella mia vita ti potrò incontrare e finalmente avrò un tuo autografo che conserverò per tutta la mia vita,magari lo metterò anche nella mia bara quando sarò morta hihihi!!
IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON, regia di David Fincher, 2009
L’idea di per sé non sembra neppure tanto originale: immaginare lo scorrere dell’esistenza a ritroso, seguendo il tic-tac di un orologio di moto retrogrado. Più complesso e intrigante vedere l’idea realizzata sia pure attraverso la finzione cinematografica.
Peccato soltanto che nella versione italiana (non ho ascoltato l’audio originale), Il curioso caso di Benjamin Button sia a tratti commentato dalla voce nasale e scarsamente comprensibile di Rita Savignone, nei panni di una moribonda che, tuttavia, per circa tre ore (l’intera durata del film) ha fiato per parlare in tono artefatto e fastidioso che costringe a indovinare più che a udire ciò che viene detto.
Per il resto, il racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald, sostanzialmente modificato, aggiornato e portato sullo schermo da David Fincher, funziona abbastanza. Prescindendo naturalmente dagli Oscar ottenuti per la migliore scenografia, il miglior trucco, i migliori effetti speciali. Certo, il film non è esente da pecche, con sequenze che talora lo spettatore indovina prima ancora di trovarsele a fronte o col ritmo che lascia spesso la voglia di uscire un attimo dalla sala a prendere un caffè o fumare una sigaretta. Ma insomma, tutto procede imperterrito sino alla fine proprio come in un’esistenza ora triste e annoiata ora lieta e volta all’azione, e nell’ultima parte, accorciata nei tempi del ringiovanimento di Benjamin Button (Brad Pitt), il lavoro riguadagna nel ritmo e nel patos.
Sarebbe proprio tanto diverso dagli altri chi vivesse il proprio tempo alla rovescia? Sembra questa una delle domande poste dal film. Girato e visto al contrario, “il nastro” della vita non presenta sostanziali differenze: la stessa fragilità e debolezza nel nascere e crescere come nell’invecchiare e morire. In fondo, nulla di nuovo sotto il sole: spesso abbiamo sentito ripetere che da vecchi si torna bambini e non ho difficoltà ad immaginare che questa massima di comune buon senso sia tragicamente vera. Non a questo, certo, si riduce il messaggio del film, che induce a più di una riflessione allorché, per esempio, all’amara presa di coscienza dello scacco dell’assoluto (“niente è per sempre”, ripetono i protagonisti), si tenta di contrapporre la serena consapevolezza che, per quanto si lotti e ci si aggrappi alla vita, alla fine si debba mollare. E ancora, nel rincorrere con la macchina da presa il destino che s’incrocia alla rovescia di Daisy Fuller (Cate Blanchett) e Benjamin Button, costretti vicendevolmente a scambiarsi di condizione e di ruolo: vecchio e bambina, anziano e adolescente, uomo maturo e giovinetta, adulto e signorina, infine quasi coetanei e ancora: giovanotto e giovane signora, ragazzo e signora, adolescente e donna matura, bambino e anziana, neonato e vecchia. In un’altalena che rende la giovinezza fugace e breve come un sogno e fa della vita una scacchiera di pezzi intercambiabili.
Perché questa continua “anatomia” di un uomo e di una donna, coetanei solo nel breve tratto della giovinezza e tuttavia in rapporto tra loro nell’arco dell’intera esistenza? Un’altra modalità per farci consapevoli di ciò che abbiamo sempre sospettato ma di cui stentiamo a prendere realmente coscienza. Un’altra, forse, delle molte verità del senso comune e che tuttavia diventa veramente nostra solo allorché riusciamo a farne carne e sangue. L’idea principe è che l’uomo, nato di donna, della donna abbia bisogno in ogni età della vita ed il messaggio non solo è scandito dall’orologio che volge e riavvolge la cronologia del rapporto, perché in pochi passi di danza di rara bellezza ed eleganza, una Daisy impeccabile e leggiadra ricapitola già per intero la lieta e breve novella ad un incredulo Benjamin.
Più in generale, il film sembra lanciare un ultimo messaggio condivisibile in sé e tuttavia ambiguo e pericoloso: la vita, pur tra sofferenze, illusioni e ingiustizie, è soltanto un gioco con durata limitata e regole che si possono modificare senza che l’essenza stessa del gioco ne risulti stravolta. Non prendiamola dunque molto sul serio la vita o almeno non più seriamente di un gioco che pure ci appassioni!
(Dal Blog: Lo zibaldone di Sergio Magaldi)
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