Non è un paese per vecchi (No country for old men)
Che i fratelli Coen fossero i fautori di un cinema alternativo, avevo avuto modo di constatarlo fin dai tempi del “Grande Lebowsky”, rimanendo estasiato dall’odissea di “Fratello, dove sei?” e senza elencare la loro lunga filmografia, mi aspettavo di andare a vedere un film al di fuori degli schemi ricco di nero umorismo.
Che “Non è un paese per vecchi” sia in grado di scioccare il pubblico in sala, grazie al suo freddo sarcasmo ed ai suoi eclatanti colpi di scena, lo posso ammettere, ma ricevere ben 4 premi oscar, lo considero una mancanza di alternative od una incapacità di giudizio, perché la buona fede non deve essere messa in discussione!
Il film è godibilissimo innanzi ad un camino, al calduccio sotto le caperte, in modo che ci si possa addormentare tranquillamente, poiché la sua inutilità è invariabile, sia che lo si guardi per 30, 60, 90 o 120 minuti, al termine di “Non è un paese per vecchi” non ci rimane nulla e perdersi un paio di minuti o un intera scena del film non è un fattore che può mutarne il giudizio.
“Con la criminalità di oggi è difficile capire qualcosa”, lo si può dire anche del film dei Coen, sembra che abbiano messo in scena se stessi, un film nel quale non esiste un perché, le azioni vengono compiute come se per gli attori non fosse possibile comportarsi in modo diverso, come se fossero automi inglobati in uno schema del quale ne percepiscono l’assoluto, ma incapaci di modificare il disegno di stessi, finendo con l’essere soggetti di un oggetto invariabile, qualunque siano le loro scelte, il singolo fotogramma risulterà essere inutile nella visione d’insieme; gli stessi oscar gli saranno stati consegnati per fede, ipnotizzati da una sofisticata narrazione del nulla.
“Sto per fare una cazzata, ma la farò lo stesso”, dopo aver letto questa recensione andrete ugualmente a vedere questo film, è normale, è scritto nella logica delle cose; l’unico messaggio che sono in grado di recepire da questi maestri del noir e che ci sono cose per cui vale la pena lottare, tutto il resto è silenzio nel quale è bene non immischiarsi, per non essere risucchiati in un vortice con il quale non si è all’altezza di competere.
“Qual’è la cosa più grande che hai perso a testa o croce?!” Cosa vi è di più grande della vita e per quale motivo la si dovrebbe giocare a testa o croce?! Il fatto è che a volte non abbiamo scelta, siamo costretti a rischiare tutto ed affidarci al caso, non esistono alternative, poiché l’antagonista ha un potere si grande del quale riusciamo ad annusarne l’essenza, senza neanche aver bisogno di vederne la forza e solo la Dea bendata può farci fare la scelta corretta, se poi è già tutto scritto, non sono le nostre scelte a determinare le differenze.
I fratelli Coen hanno cosparso il film di raffinato teologismo, un pessimismo cosmico illuminato dai monologhi dell’uomo di legge.
“Certe cose succedono, non posso farle tornare indietro”, si vive, anche se colpevoli occorre andare avanti, a testa alta se possibile, ma avanti, poiché fermarsi equivale al morire, all’invecchiare ancor prima che sia giunta l’età pensionabile, ed in un paese in cui il progresso sta trasformando ogni cosa è più semplice sentirsi stanchi e fuori dal mondo, incapaci di svolgere efficacemente la propria missione.
“La birra porta ad altra birra”, lapalissiana verità, il dolore porta altro dolore, i guai non possono portare altro che guai!
“Non conosco il futuro”, tracotante espressione di umiltà, il futuro è inequivocabile, alla morte non si può sfuggire, il resto sono dettagli; lo spettatore è obbligato ad elaborarli con la sua mente, poiché i registi lasciano spiragli aperti senza fare del facile moralismo, ma in un contesto in cui prevale la logica, la stessa opzione diventa illusione.
Giudizio complessivo: alternativo alla critica illusoria, 5 stelline, non è un film da vedere al cinema, è un film per palati raffinatissimi, volutamente mancante la colonna sonora, un film pessimista che eleva i fratelli Coen ad un livello a cui il pubblico non è abituato. Ridatemi Kill Bill, voglio le labbra di Uma Thurman a solleticarmi i sensi, “Non è un paese per vecchi” è un film già passato, una fotografia sulla frontiera americana che è già scomparsa.


1 user commented in " Non è un paese per vecchi | regia: Ethan Cohen, Joel Cohen | con: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt, Tess Harper | "
Follow-up comment rss or Leave a Trackback[...] tale condizione; quindi mezza stella in più od in meno non cambia nulla, come nella logica di “Non è un paese per vecchi”, sottilmente Sidney Lumet ci pone sull’attenti fin dalle prime battute: “Non tutti i [...]
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