Onora il padre e la madre (Before the devil knows you are dead)
Onora il padre e la madre cattura lo spettatore fin dal primo secondo, Andy (Philip Seymour Hoffman) cavalca Gina (Marisa Tomei) insulsamente, delineando il background di entrambi o era backdoor?!
Simbolismo retrò a cominciare dal titolo, Onora il padre e la madre è uno spaccato della vita moderna, affrontando gli ellenici temi esistenziali; melodramma familiare dove l’affetto viene quantificato e non qualificato, denaro e sesso usurpano baci e carezze, odio e stupidità trascinano all’inferno chi non sa camminare eretto.
Onore il padre e la madre è un film, dove il fatto fa da corollario agli antefatti, che in questo caso sono rappresentati dagli stili di vita dei protagonisti, vittime delle loro passioni, incapaci di ergersi a protagonisti, se non compiendo azioni che di amorevole hanno il solo fine di porre termine alle proprie sofferenze, una fuga dalle responsabilità dalla quale non è possibile fare ritorno.
In questi 117 minuti il regista Sidney Lumet ci delizia mostrandoci le medesime scene con cambio di prospettiva, lasciandoci osservare la realtà con gli occhi ora dell’uno ora dell’altro, in un susseguirsi di efferata perversione psichica, dove il corpo si degrada al pari della propria umanità.
Due fratelli persi nei problemi delle proprie piccole squallide realtà quotidiane, ingigantiti dall’inesistente senso della famiglia, i 10 comandamenti vengono infranti come se fossero i precetti più insignificanti di questo mondo.
Onora il padre e la madre è un film diabolico, messaggi subliminali alternativi partendo dai negozi Foot Locker, tecnologia HDTV marcata samsung, uno sguardo sul Giappone targato Toshiba e Toyota.
Il cast recita “ad hoc” più realismo di un reality, un qualche oscar magari ad Hoffman non sarebbe stato regalato, idealmente il vero protagonista capace d’interpretare un ampio scibile delle emozioni umane, l’anello attorno al quale si muovono tutte le vicende familiari. Questo è cinema non è teatro e se ne “Il petroliere” Daniel Day Lewis è capace di ergersi sopra il film, Hoffman è capace di entrare nel film e di trascinare con se lo spettatore. Ethan Hawke che interprata il fratello minore Hank, Albert Finney che interpreta il padre Charles, sono gli altri protagonisti insieme alla Tomei, avessero ricoperto un ruolo decisamente subalterno a quello di Hoffman, Onora il padre e la madre avrebbe forse perso la sua logica, ma probabilmente il primo una nomination l’avrebbe presa.
Giudizio complessivo: 8 stelline e mezzo per un film che vuole essere una rappresentazione del male al di là del volto dei protagonisti, una tragedia contemporanea in cui tutti falliscono la propria missione, nessun deux ex machina, solo mera logica di sentimenti, incapacità di crescere, incapacità di sviluppare un sentimento ancorché simile al perdono, Philip Seymour Hoffman viene travolto dalla indifferenza delle persone che lo circondano, lasciandosi impregnare da tale condizione; quindi mezza stella in più od in meno non cambia nulla, come nella logica di “Non è un paese per vecchi”, sottilmente Sidney Lumet ci pone sull’attenti fin dalle prime battute: “Non tutti i titoli sono uguali”.








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