Sogni e delitti - Cassandra’s Dream

cassandra’s dream

Woody Allen provoca lo spettatore invitandolo a rispondere a questa diabolica domanda:
- Cosa sareste disposti a fare per realizzare i vostri sogni?

Le risposte non sono poi così scontate!

Andare a letto con il produttore può essere piacevole e gratificante, fare sesso con un giovane di belle speranze può trasformarsi in amore!

A volte i sogni sono talmente semplici, che lavorare come cameriera fornisce il denaro sufficiente per vivere una esistenza felice.

A volte la disperazione raggiunge livelli talmente elevati che una lucida follia può essere scambiata per un gesto di altruismo e coraggio.

Terry (Colin Farrel) ed Ian (Ewan Mc Gregor) vivono alla giornata, hanno progetti ambiziosi, ma non sono dotati del talento o del cinismo necessario per fare il grande salto.

Terry crede che il gioco d’azzardo, che si tratti di corse di cavalli, corse di cani o di poker, possa fornirgli il denaro necessario per comprare casa ed aprire un negozio di articoli sportivi, Ian vorrebbe investire in immobili in California, ma finisce con l’andare a rimorchio grazie ai favori che gli concede il fratello.

I sogni di questi due londinesi sono simili a quelli di tanti giovani, bella vita e facili opportunità di guadagno.

Il destino sembra arridergli, quando il cavallo Cassandra’s Dream vince la corsa trovano il denaro necessario per comprarsi la barchetta a cui aspiravano.

Il film è intriso di misticismo greco, Cassandra la Dea greca che profetizzava sventure è l’emblema di questa vicenda, conoscere le conseguenze delle nostre azioni non sempre è un monito per evitare di compiere l’irreparabile.

Esistono confini che quando superati ci trasportano in una dimensione dalla quale non si può più tornare indietro.

E’ curioso come molti giocatori provino emozione nell’arrivare sul punto di perdere tutto, il brivido di capovolgere una disfatta, l’illusione di essere benedetti dal fato; giocatori in trans agonistica che perdono la ragione, incapaci di mettere un freno alle proprie autolesionistiche azioni.

Spesso alcol e droghe varie sono di ausilio a sopire le voci della nostra coscienza, in certi frangenti sarebbe meglio non averla, vi sono azioni che vanno compiute senza badare troppo alla forma, perdere l’attimo può avere consegue impreviste e nefaste.

Woody Allen scarica in Sogni e delitti tutto il suo pessimismo, risate agrodolci, qualche vena del suo immancabile sarcasmo, ma dal mio punto di vista al di sotto delle attese.

Sally Hawkins e Hayley Atwell sono le presenze femminili che dovrebbero suscitare un qualche sentimento nel pubblico in sala, la prima semplice e senza troppe pretese, la seconda sofisticata e sensuale, ambedue scivolano via in questi 111 minuti, in cui non è la noia a farla da padrona, perchè i dialoghi sono calzanti, la fotografia di Vilmos Zsigmond è degna del nome del regista newyorkese, ma manca un qualcosa, una scintilla in grado di accendere realmente l’entusiasmo.

La sceneggiatura non è ricca di particolari, ma gli attori interpretano bene i loro ruoli, l’espressività degli occhi, i lineamenti dei volti ed i movimenti dei corpi trasmettono allo spettatore le sensazioni corrette; forse è questo particolare che mi lascia perplesso, l’intero film sembra una rappresentazione accademica, una commedia greca in cui manca l’orgasmo, una tediosa masturbazione sul soggetto. Woody Allen è stato capace di avvolgere lo spettatore in una realtà claustrofobica-masochistica, che sia aperta campagna, strada deserta o mare aperto, in questo sta la sua grandezza, capolvere il soggetto, mostrare la superficialità della natura umana, lasciandone intendere la sua profondità, un gioco dei contrari e dell’illusione, in cui la truffa, il crimine, le azioni vigliacche di egoisti arrivisti sono una goccia nel mare in cui tutto si confonde.

Sogni e delitti è un film lento e sottile, flemmatico come la personalità del regista, vederlo o meno non cambia assolutamente l’esistenza, soliti spot di belle macchine, abbigliamento che fa moda, è un film fondamentalmente mediocre come la vita dei protagonisti, non vi è praticamente nulla di nuovo, alla fine la morte non è che una parte della stessa medaglia e non si può essere fortunati per sempre.

Riferendosi alla carriera di regista di Ingmar Bergman, ne scrisse Woody Allen in occasione della sua morte:

“Se non posso assurgere alla sua qualità posso forse avvicinarmi alla sua quantità.”

Forse Allen non fa altro che erigere uno specchio e lasciare che lo spettatore guardi dentro se stesso.

Voto complessivo: 8 stelline di stima.