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Enzo

Pubblicato il 2 Settembre 2025

Robin Campillo, regista noto per il suo toccante 120 battiti al minuto, ci presenta con Enzo un’opera che si profila come un’esplorazione intima e complessa di temi adolescenziali, familiari e geopolitici, intrecciati con una delicatezza che potrebbe rivelarsi tanto potente quanto fragile. La scelta di affidare il ruolo principale a Eloy Pohu, un volto nuovo nel panorama cinematografico internazionale, è un azzardo che potrebbe premiare Campillo se l’attore saprà rendere con efficacia la complessità interiore di Enzo, un adolescente che sceglie la strada della manualità rifiutando il percorso accademico tracciato dalla sua famiglia alto borghese.

La contrapposizione tra Enzo e il fratello Victor, interpretato da un Pierfrancesco Favino forse più abituato a ruoli di maggiore spessore drammatico, ma che potrebbe qui offrire una performance di sottile contrasto, rappresenta il cuore del conflitto generazionale e sociale che il film sembra voler indagare. La figura del padre, Paolo, interpretato sempre da Favino (presumo una scelta registica di duplice interpretazione), sembra essere il catalizzatore di questo scontro, incarnando l’incomprensione e l’incapacità di dialogo tra generazioni e classi sociali diverse. La sua insistenza sulle “intenzioni future” di Enzo evoca un’angoscia tipica della borghesia, un’ansia di controllo e di pianificazione che si scontra con l’impulsività e la ricerca di autenticità del protagonista.

L’incontro con Vlad e Miroslav, interpretati rispettivamente da Maksym Slivinskyi e (presumo) da un altro attore non specificato, apre una dimensione ulteriore, quella della guerra in Ucraina. Questo elemento, pur non essendo al centro della narrazione, funge da sfondo inquietante e sottolinea la fragilità dell’esistenza di Enzo e dei suoi nuovi amici, conferendo al racconto una profondità drammatica che potrebbe ricordare la crudezza realistica di alcuni film bellici del Neorealismo italiano come, ad esempio, Roma Città Aperta, ma con una sensibilità più intima e personale.

La relazione tra Enzo e Vlad, definita come “sessuale e sentimentale”, introduce un’ulteriore complessità alla psicologia del protagonista. È un amore pericoloso, nato in un contesto di precarietà e guerra, che rischia di diventare un’ancora di salvezza o una condanna. Questa dinamica potrebbe essere esplorata attraverso un’ottica queer che, se ben realizzata, arricchisce la pellicola di sfumature inedite e importanti nel contesto della cinematografia contemporanea, andando oltre la semplice rappresentazione di un rapporto omosessuale per approfondire le implicazioni sociali e politiche di questa relazione.

La presenza di Élodie Bouchez nel cast aggiunge un ulteriore elemento di interesse. La sua carriera, costellata di ruoli in film di registi importanti, lascia presagire un personaggio di peso che potrebbe rappresentare la figura materna, o una figura femminile di supporto, il cui ruolo nella mediazione tra Enzo e la sua famiglia potrebbe essere fondamentale per l’evoluzione della trama. La sua interpretazione potrebbe rivelarsi cruciale per comprendere le dinamiche familiari e sociali che plasmano la vita di Enzo.

In definitiva, Enzo sembra avere tutti gli ingredienti per un film di grande impatto emotivo. La scelta di Campillo di affrontare temi contemporanei con una lente d’ingrandimento così intima ricorda la sensibilità di registi come i fratelli Dardenne, ma con un’ambientazione e una prospettiva che potrebbero rivelarsi completamente originali. L’intreccio tra la vita personale di Enzo e il contesto geopolitico, la contrapposizione tra l’aspirazione alla stabilità borghese e la ricerca di un’identità autonoma, la delicata esplorazione di un rapporto sentimentale in un contesto di precarietà, potrebbero conferire al film una profondità e una complessità rare nel panorama cinematografico attuale. L’assenza di dati sull’accoglienza rende difficile una valutazione definitiva il film potrebbe aspirare a un posto nel Movie Canon, a patto che la regia di Campillo riesca a coniugare la potenza dei temi affrontati con una coerenza stilistica e una forza interpretativa tali da rendere Enzo un’opera memorabile.

Tuttavia, l’assenza di dettagli sulla trama lascia spazio a delle perplessità. Il rischio di un’eccessiva semplificazione dei temi trattati è concreto. La storia, pur ricca di spunti interessanti, non fornisce informazioni sufficienti per valutare la profondità psicologica dei personaggi e la capacità del regista di evitare un approccio superficiale. La riuscita dell’opera dipenderà dalla capacità di Campillo di evitare il rischio di un’eccessiva didascalia, di un’esposizione troppo lineare dei temi, e di trovare un equilibrio tra la dimensione intima e quella sociale.

Scheda Film

Voto: 7.0/10 (TMDb)

Regista: Robin Campillo

Cast: Eloy Pohu, Pierfrancesco Favino, Élodie Bouchez, Maksym Slivinskyi, Nathan Japy

Sceneggiatura: Laurent Cantet, Robin Campillo

Data di uscita: 18 Giu 2025

Titolo originale: Enzo

Paese di produzione: France

Vedi la scheda completa su IMDb →

Scritto da Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall'età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell'ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall'età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d'asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre e sale nei popcorn.

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