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Un film precursore del neorealismo italiano e autorevole fonte d’ispirazione. Carné gestisce con delicata sensibilità gli elementi scenici (attori, ambientazione, oggetti) e ne fa traspirare il potente afflato di verità. Si aggiunga la straordinaria interpretazione di Jean Gabin e il lirismo pragmatico di Prevert nella sceneggiatura. Si otterrà la cifra di un vero e proprio capolavoro. La storia è quella di un operaio che uccide, in un impeto d’ira, il proprio rivale in amore. Braccato dalla polizia si barrica nella propria stanza e rivive in flashback la sua vita. Analizzerà la sua storia d’amore con la piccola fioraia come in un lucido sogno. Fu oggetto di venerazione per intere generazioni di cineasti, tanto che nel ’47 Hollywood decise di realizzarne un remake con Rita Hayworth, assolutamente non all’altezza dell’originale.

Forse il migliore dei film realizzati dalla coppia Carné-Prévert insieme naturalmente a Les Enfants du Paradis, sicuramente un’opera che ha visto la loro collaborazione nella sua più classica purezza. Le jour se lève fu bandito dal regime di Vichy, accusato di aver contribuito alla sconfitta del 1940. (Carné rispose con una fulminante metafora che il barometro non poteva essere incolpato per la tempesta che aveva predetto). Ampiamente proiettato e acclamato dopo la guerra, fu soppresso nel 1947 negli Stati Uniti, questa volta per opera della RKO, per far posto al remake di Anatole Litvak, The Long Night (con Henry Fonda nel ruolo di Gabin). Cominciarono a girare notizie sulla distruzione delle copie del film, ma alla fine le voci si rivelarono fortunatamente infondate (anche gli anni’40 avevano evidentemente le loro Fake News). Il film di Carné riemerse negli anni ’50 ed è ora generalmente riconosciuto come uno dei migliori prodotti del cinema francese degli anni ’40. La disperazione prebellica del film si è forse tramutata in malinconia nostalgica agli occhi dello spettatore moderno, più vicina a Ophüls che a Renoir; il suo fascino romantico è comunque sopravvissuto alla polvere degli anni e soprattutto alla furia censoria della Storia.

Per comprendere meglio la profondità e le implicazioni semantiche e tecniche di questo lavoro, è necessario riportare le parole che lo stesso Marcel Carné ha speso per il suo lavoro: “Con Alba Tragica abbiamo una storia che si svolge su due piani di tempo: il presente immediato e un vicino passato, intessuto in un modo che ha posto problemi di messa in scena. In effetti, senza artifici tecnici, dobbiamo riuscire a far sentire allo spettatore che l’uomo che abbiamo appena visto recitare vede se stesso come era una volta. Tale formalismo gioca nel presente e serve anche come un quadro per un’evocazione del passato. Questi flashbacks sono deliberatamente trattati con una tecnica meno rigida, più avvolgente, e tutta la tragedia della situazione attuale si opporrà più drammaticamente ai ricordi di un passato a volte migliore, che ha gradualmente preparato, portato e causato la tragedia “.

Titolo originale: Le jour se lève

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