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Recensione a cura di

Scheda Film

Il film narra la vicenda del viaggio iniziatico di un giovane ufficiale nel Vietnam devastato dalla guerra. Risalendo il fiume Nung al tenente Willard è stata infatti affidata la missione di uccidere il colonnello Kurtz, ufficiale dell’esercito americano, autoproclamatosi signore della guerra e divenuto instabile leader di un esercito di tagliagole che imperversa nella parte nord del fiume compiendo razzie e devastazioni. Risalendo il fiume il tenente Willard avrà modo di toccare con mano l’assurdità di quel baraccone che chiamano guerra: ufficiali che bruciano villaggi con donne e bambini spargendo Napalm da elicotteri che si librano in aria al ritmo della Cavalcata delle Valchirie, soldati surfisti che solcano le onde sotto i bombardamenti, civili che vengono massacrati durante semplici controlli solo perchè una ragazza aveva fatto un movimento brusco. Quando il tenente si troverà faccia a faccia con Kurtz ne subirà il fascino oscuro ma non verrà meno alla sua consegna.

Un film torrenziale, mistico, tenebroso. Una prova recitativa di altissimo spessore per entrambi i protagonisti: Martin Sheen e Marlon Brando. Alcune scene appartengono alla memoria di ogni appassionato della settima arte. Una su tutte: la già citata Cavalcata delle Valchirie che accompagna il volo degli elicotteri Apache con il loro carico di napalm destinato ad una zona densa di vietcong e civili inermi, nella sequenza permane a lungo in memoria il sorriso beffardo di un mefistofelico Robert Duvall con la sua celebre battuta: “Mi piace l’odore del Napalm al mattino”. Le inquadrature di Kurtz sono tutte in penombra, una sorta di filosofo corrotto dalla tenebra che lo circonda. Il personaggio di Kurtz è naturalmente l’architrave narrativa di tutta la storia, così come lo è nel romanzo Heart of Darkness di Joseph Conrad da cui il film è ispirato e che John Milius ha filtrato in sceneggiatura. Kurtz è una sorta di Totem della guerra, incarna tutto l’orrore che l’evento bellico porta con sè, ne è in qualche modo corrotto ma conserva una sua distorta razionalità. L’orrore che si è scatenato nel Paese ha antiche radici ed è connaturato all’uomo. Paradigmatico è il suo monologo finale che vale la pena citare nella sua interezza: “Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei. Ma non avete il diritto di chiamarmi assassino. Avete il diritto di uccidermi, questo sì, ma non avete il diritto di giudicarmi. Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l’orrore. L’orrore ha un volto e bisogna essere amici dell’orrore. L’orrore ed il terrore morale ci sono amici. In caso contrario allora diventano nemici da temere. Sono i veri nemici… “. Un monologo che ricorda molto da vicino il terrificante epitaffio del Kurtz conradiano che in punto di morte grida “L’orrore! L’orrore!”, quasi che l’Ombra sia finalmente giunta al cuore e abbia schiuso il suo muto, dilagante terrore.

Francis Ford Coppola riesce dunque nell’impresa di documentare questo orrore e di trasformarlo in arte regalandoci un caposaldo del cinema moderno. Senza giudizi, senza falsi infingimenti, senza artifici retorici: solo grande cinema.

Titolo originale: Apocalypse Now

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1 Commenti

  1. Lucianone 9 febbraio 2018

    Il film più bello della storia del cinema, non ci sono discussioni. Lo riguardo una volta all'anno ed è sempre qualcosa da riscoprire.