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Recensione a cura di

Scheda Film

Il primo grande kolossal della storia di Hollywood nasce per mano di un regista ambizioso come Wyler e di un sottile lavoro drammaturgico operato sul romanzo di Wallace da parte di Turnberg. Con questi semplici ma efficaci ingredienti prese vita un’operazione davvero titanica, da cui le tre ore e mezza della durata del film che riflettono le dimensioni della produzione. La storia è quella di un nobile principe giudeo, Ben Hur, ingiustamente accusato da un amico d’infanzia, ora tribuno romano e amministratore della sua regione. Ben Hur verrà ridotto in schiavitù e inizierà le sue peripezie intorno al primo mondo cristiano (siamo nel 29 d.c.) per ritornare, in una sorta di nastro di Moebius, al punto di partenza, per ottenere la sua vendetta. Si sono spese molte parole su questo film, un concetto su tutti vale la pena circoscrivere: viene ridefinita la dimensione di “epico”. Ben Hur è prima di tutto una storia avvincente che diviene saga passando in rassegna i punti cardine del suo tempo: prima evangelizzazione del Cristo, oppressione politica romana, decadenza e corruzione di Roma, nobiltà d’animo degli strati più umili della popolazione. Un film che è prima di tutto catarsi, purificazione, distacco dal frastuono del moderno, poi entra in gioco la spettacolarizzazione della lotta, l’esaltazione dell’eroe, la volontà titanica che vince su tutto.

Titolo originale: Ben Hur

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