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Recensione a cura di

Scheda Film

Prezzo: EUR 9,57

Quando il teatro assume centrale rilevanza in un film le emozioni innervate alla narrazione si riverberano come un fascio di luce che raggiunge una superficie liquida andando a plasmare una tensione palpabile, un metalinguaggio che rivolge su se stesso la propria indagine, in un corto circuito semantico che gioca continuamente nel passaggio tra i due piani artistici. Emozioni che nascono dal serrato confronto dialettico tra parola declamata e logos filmato, tra essere e apparire, tra natura ed artificio. Teatro e Cinema è il binomio le cui incognite sono da sempre in un rapporto complementare eppure dicotomico. In questo senso Birdman riprende e prosegue la grande tradizione di film sul teatro che abbiamo analizzato anche in questa lista: opere come Eva contro Eva, La Sera della Prima o La Recita offrono, ciascuno secondo una propria cifra estetica, una precipua visione del teatro in funzione del cinema e di come questo rapporto stia sostanzialmente alla base dell’espressività cinematografica. Iñárritu fa di più: arriva a far ruotare tutta la narrazione intorno al concetto di teatro precipitando lo spettatore in una sorta di Limbo in cui si perde di vista la semantica che distingue Cinema e Teatro, persino il concetto stesso di Realtà è minato profondamente dalle incursioni oniriche che fanno parte dell’universo teatrale e cinematografico, in un pout pourri iconografico che affascina e sconcerta allo stesso tempo.

Riggan Thomson è un attore in preda ad una profonda crisi artistica: il suo personaggio Birdman, sorta di supereroe alato divenuto celebre grazie ad una serie di film da lui interpretati, lo tiene in ostaggio non concedendogli sbocchi artistici verso altre dimensioni recitative. Riggan in sostanza è prigioniero della propria interpretazione e ne è, per così dire, l’incarnazione vivente, la maschera ineludibile. Per ritrovare una nuova coscienza artistica decide di intraprendere la via del teatro lavorando ad una riduzione del racconto What We Talk About When We Talk About Love di Raymond Carver. Il suo obiettivo è riscoprire il sapore della recitazione senza artifici, senza computer grafica e soprattutto ritrovando il contatto diretto con il pubblico in sala. Riggan coinvolge nel suo progetto diverse figure: Mike Shiner, brillante ma glaciale attore in ascesa, Sam, sua figlia, ex tossicodipendente, in rapporto conflittuale con il padre, Jake, l’amico produttore che lo segue più per commiserazione che per una speranza di successo e Lesley, attrice dai grandi sogni ma dal carisma latitante. Inizia una lotta titanica tra Riggan e il resto del cast per riuscire a portare in scena il suo copione, ma soprattutto per creare qualcosa che Riggan possa sentire come genuino, come libera espressione artistica di una sua idea. Su tutto aleggia il fantasma di Birdman che lo segue come un’ombra: Nemesi e Spirito Guida incarnati nella stessa creatura. Riggan si troverà a lottare contro un numero crescente di difficoltà, trovandosi in situazioni spesso surreali in cui l’uomo appare come prigioniero di sé stesso, in bilico tra donchisciottesche aspirazioni e paranoica indolenza. Una scena meravigliosa che sintetizza questo status paradossale è la scena del volo: Riggan sta contemplando il traffico di New York dall’alto, sul tetto del teatro dove sta andando in scena la sua opera, un uomo cerca di dissuaderlo ad allontanarsi dal ciglio ma Riggan improvvisamente si tuffa nel vuoto e comincia a volare, librandosi sugli affanni e le grevità che è costretto a sopportare: il suo volo è libertà, arte, poesia. Lo seguiamo estasiati, non è dato a sapere se tutto ciò sia reale, non importa neppure. Importa solo un uomo, la sua Arte e il suo levitare leggero, come una creatura intessuta di impalpabile vento che abbia ritrovato una via perduta nella notte.

Titolo originale: Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)

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