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Recensione a cura di

Scheda Film

Prezzo: EUR 9,98

Opera visionaria dove probabilmente si vede all’opera il miglior Terry Gilliam che dirige con talento onirico una vicenda in bilico tra Kafka e Orwell: la lotta di un umile impiegato contro il colossale sistema burocratico che sottende ai destini umani e ne governa le vite, i pensieri, le volontà. Nel cast anche un sorprendente Robert De Niro, difficilmente individuabile nel ruolo di un idraulico dissidente e capo della Resistenza anti-sistema.

Sam Lowry è un impiegato del’imponente Ministero dell’Informazione, fa spesso sogni in cui si libra con ali di Angelo per raggiungere una fanciulla. La realtà purtroppo è ben più amara: disperso nelle spire di una tentacolare istituzione e pressato da una madre arpia schiava della chirurgia estetica si ritrova prigioniero di un Sistema asfittico e opprimente. A causa di un errore il suo ufficio spicca un mandato di arresto per Archibanld Buttle al posto di Archibald Tuttle, idraulico ribelle in lotta contro il Sistema. Mentre il povero Buttle sarà prelevato dalla polizia Sam si attiverà per correggere l’errore fino ad entrare in contatto con la Resistenza tramite il famigerato Tuutle. Sarà per lui occasione di una redenzione inaspettata.

Brazil è un contenitore multiforme colmo di scene memorabili come la già citata scena in cui la madre convoca Sam presso il chirurgo estetico durante una sessione di lifting feroce della pelle del viso. E mentre il viso della donna si deforma grottescamente Sam chiede a sua madre di non interferire con la sua vita. Invano naturalmente, perchè la donna non sembra intenzionata ad ascoltarlo. Altra scena memorabile è la scena finale in cui Sam viene catturato e posto al centro di un enorme salone in attesa di essere torturato. Il medico incaricato di torturarlo si avvicina lentamente alla sua postazione con una maschera bianca che gli cela il viso, improvvisamente si volta verso la cinepresa rivelando le fattezze di una maschera inquietante, mentre Sam attende il suo destino sull’orizzonte dell’inquadratura. La narrazione di Brazil rimane quasi sospesa e si ha come l’impressione che la realtà possa venire fagocitata ad ogni istante dal piano onirico, quasi una cortina di brina che faccia da cornice ad una storia di cui non riusciamo a distinguere i contorni. Una sorta di comic book per immagini che recupera il bandolo sequenziale quasi per caso. E proprio per questa sua fiabesca indecifrabilità resta una delle opere più affascinanti di sempre.

Titolo originale: Brazil

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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