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Recensione a cura di

Scheda Film

Quando Curtiz cedette alle lusinghe dei fratelli Epstein che avevano da poco ultimato uno script ed erano alla disperata ricerca di un regista e di un produttore, il destino di questa pietra miliare del cinema era già scritto. Il regista si rese subito conto delle potenzialità del copione e della possibilità di cavalcare il momento storico in cui il film sarebbe andato in lavorazione, vale a dire l’inizio dell’espansionismo nazismo nell’Europa occidentale. Humphrey Bogart e Ingrid Bergman danno vita ad un amore impossibile, nato in terre lontane e ritrovato tra i tavolini di un night club di Casablanca. Intorno a questo palcoscenico infuria la guerra e i nazisti assumono il controllo di tutti gli stati chiave per il teatro bellico africano, incluso il Marocco. Un grande classico che scorre come una perfetta sinfonia in cui immagini, trama e musica si fondono dinamicamente, in sublime armonia. Da evidenziare che Curtiz, fedele al suo ideale estetico di un cinema di levigata bellezza, non cede alle lusinghe di una narrazione enfia di patriottismo ma rimane concentrato sulla storia d’amore, mantenendo uno sguardo in tralice per le vicende storiche di contorno. Il suo linguaggio non è mai di condanna ma di languida malinconia. In evidenza la scena in cui Ilsa chiede al pianista Sam di suonare la “loro” canzone con le proverbiali parole: “Play Sam. Play As time goes by”. Oh yes, play it again, Sam.

Titolo originale: Casablanca

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