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Recensione a cura di

Scheda Film

Un’opera violenta e diretta, sorprende per il suo crudo realismo ma anche per l’interpretazione dei giovani attori, tutti rigorosamente non professionisti. E’ un romanzo di formazione che narra la storia di due ragazzi che crescono nell’ambiente cruento e maledetto della Città di Dio, labirintica favela ai margini di Rio de Janeiro. Buscapè vuole andarsene da quel non-luogo, la sua aspirazione è diventare fotografo professionista. Dadinho è un ragazzino fagocitato da quella spirale di violenza e divenuto complementare alla logica di sopraffazione che impera tra i vicoli della Città di Dio. I due avranno destini separati: Buscapè riuscirà ad affrancarsi dai tentacoli della favela mentra Dadinho si trasformerà in Ze Pequenho, giovane boss del narcotraffico, capo incontrastato della criminalità locale. I suoi metodi violenti causeranno molto presto una guerra tra bande dai risvolti tragici. Accortissima la mano del regista nel riesumare davanti ai nostri occhi l’aura e la carnalità di una gioventù travolta dall’ambiente, dalla sporcizia di ideali calpestati e travolti, da una miseria che catalizza una darwiniana voglia di emergere. Una dimensione dove ogni giudizio morale viene congelato e dove ogni azione dei protagonisti è governata o piegata da una bieca disumanità che sommerge ogni altro risvolto etico. Una delle scene più emozionanti è sicuramente l’uccisione di un bambino della Favela colpevole di aver rubato del pane dalla tavola di Ze Pequenho. Questi con un divertito senso della giustizia lo fa uccidere dal più giovane ragazzino della sua banda per insegnare agli altri come ci si deve comportare in sua presenza. Il tutto viene filmato con un terrificante e disincantato realismo che ricorda il Pasolini di Accattone.

Titolo originale: Cidade de Deus

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