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Scheda Film

Lars von Trier scuotendosi di dosso il retaggio di Dogma ci racconta una favola postmoderna che destruttura il genere musicale. In realtà qualcosa del protocollo di Dogma 95 resiste stoicamente: ad esempio l’idea di girare l’intero film con telecamera a mano (molte inquadrature risultano traballanti ed insicure) fatto salvo per le scene in cui la protagonista sogna ad occhi aperti di cantare, dove invece vengono impiegate numerose postazioni fisse. Dancer in the Dark si affida completamente alla voce di Bjork per creare un linguaggio che possa raccontare il film. Ed è una scelta sicuramente vincente vista la meravigliosa estensione vocale della cantante islandese e la sua presenza scenica. Non vi occorrono occhi per vedere questo film, proprio come a Selma, la protagonista impersonata da una sorprendente Bjork. Selma è una giovane emigrata nel 1964 dalla Cecoslovacchia negli Usa. La donna sta progressivamente perdendo la vista, ma il suo segreto è nella musica, nel ballo, nel ritmo che avverte intorno a lei. Il duro lavoro della campagna non la piega ma le da modo di sublimare la vita in un musical senza tempo intimamente intrecciato con la realtà. Selma diviene spirito di rinascita, Fata Morgana che piega la materia trasformandola in sfavillante musica. Lars Von Trier sorprende e ammalia con questo film, un’opera magistrale in cui musica e narrazione costruiscono i fatti, capace di incantare anche il Festival di Cannes che gli attribuisce una meritatissima Palma d’Oro. Menzione di merito per Bjork, splendida interprete e voce eterea, e, giova ricordarlo, autrice di tutte le musiche presenti nel film, anche se personaggio non facile da gestire sul set (si dice che ogni mattina, prima di iniziare le riprese, urlasse il suo disprezzo al regista).

Titolo originale: Dancer in the Dark

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