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Scheda Film

Carl Theodor Dreyer si cimenta con una storia a sfondo mistico religioso, ricavandone un possente inno al libero arbitrio, contro ogni fanatismo ed estremismo religioso. Un’opera rivoluzionaria che introduce nella settima arte lo strumento della critica sociale. Il cinema nel 1943 era un mezzo espressivo non certo pervenuto ad una completa maturità, ma prometteva tuttavia sconfinate possibilità creative a chi vi si accostava con rigore e amore. La narrazione è ambientata nella Danimarca del 1623: il giovane figlio di un pastore protestante si innamora perdutamente della sua matrigna, ed è ricambiato. L’amore clandestino tra i due causa la morte per infarto del padre. La giovane donna sarà accusata dalla suocera di stregoneria e salirà orgogliosamente sul rogo pur di difendere quell’amore innocente, nonostante il suo amante le sia vilmente schierato contro.

Dies Irae fu presentato in anteprima durante l’occupazione tedesca della Danimarca e si fu immediatamente tentati di considerare questa oscura storia di torture e persecuzioni come un’allegoria del suo tempo, una cupa metafora della caduta danese sotto il maglio nazista. Dreyer, tuttavia, respinse con forza qualsiasi interpretazione del genere. Il film è basato su un’opera norvegese del 1908 e il regista aveva pianificato da tempo di adattarlo al cinema e ricavarne un’opera che potesse avere un forte impatto iconografico e un sotterraneo messaggio laico da portare avanti. Quando il film debuttò nelle sale fu accolto con delusione: la gente lo trovò troppo lento, troppo triste, troppo arduo da comprendere. Solo più tardi uno studio approfondito sulla psicologia dell’autodistruzione dei personaggi in scena fu riconosciuto come un capolavoro indiscusso del cinema danese e internazionale. Un’opera monumentale, dove la dilaniante critica contro ogni forma di repressione emerge possente.

Titolo originale: Vredens Dag

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