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Recensione a cura di

Scheda Film

Il lascito spirituale di un grande uomo di cinema: un’opera maestosa, lirica e rivoluzionaria. Distribuita in due versioni, una di 190 minuti, l’altra di 312, più attinente alla visione di Bergman che desiderava presentare al pubblico una saga familiare à la Mann. La storia è appunto quella di una famiglia, gli Ekdahl, in una città svedese (Uppsala) agli inizi del 900, precisamente dal 1903 al 1905. Fanny e Alexander sono gli esuberanti figli di una donna che perderà presto il marito e si risposerà con il vescovo luterano della città. I bambini entreranno subito in conflitto con l’uomo che li ridurrà a dei piccoli miserabili. Intorno la grande maestria di Bergman nel ricostruire la sua adorata Svezia di inizio secolo. E poi: stridenti contrasti familiari, visioni fiabesche, religione e magia come elementi che danzano e si fondono nella storia. Un vero e proprio testamento iconografico di uno dei più grandi registi di sempre.

Titolo originale: Fanny och Alexander

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