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Recensione a cura di

Scheda Film

Alfonso Cuarón insieme a Alejandro Iñárritu fa parte della nouvelle vague del cinema messicano, una sorta di rinascita che sta conquistando proseliti tra tutti i cinefili del mondo. Il suo lavoro per la realizzazione di quest’opera è stato di altissimo livello, tanto che il film ha fatto incetta di premi in tutto il mondo (dalla British Academy ai Bafta al Premio Osella a Venezia per la migliore fotografia). Children of Men è una storia ambientata in un futuro distopico non troppo remoto (2022), tratto da un romanzo della scrittrice P.D. James del 1992. Si distingue per le atmosfere cupe e oppressive, paesaggi di un grigio post-atomico in cui la mancanza di luce è una costante. La fotografia di Emmanuel Lubezki è infatti uno degli elementi dell’opera che colpisce di più perchè risulta del tutto complementare alla narrazione amplificandone l’angosciante senso di oppressione che vivono i protagonisti.

La storia è quella di una scomparsa annunciata: l’umanità è destinata a morire a causa dell’infertilità che ha colpito ogni donna sul pianeta. Tutte le donne sono infatti da tempo diventate sterili a causa di un misterioso morbo che si è diffuso rapidamente nell’intero globo e che ha causato la scomparsa totale dei bambini. L’umanità è quindi destinata ad eclissarsi, e i governi dei vari Paesi hanno preso misure drastiche contro la psicosi collettiva dell’estinzione attuando legge marziale e controlli ferrei. Ma una nuova speranza appare all’orizzonte: una donna è rimasta incinta e toccherà ad un attivista dei diritti umani trasportarla sana e salva verso una nuova libertà, fuori dal giogo oppressivo del Governo. Il loro viaggio sarà un periplo attraverso una nazione dove violenza e sopraffazione sono i due elementi che governano il tessuto sociale. Memorabile la scena in cui gli attivisti stanno trasportando la donna verso un luogo sicuro e sono improvvisamente attaccati da una banda di uomini selvaggi che compare dai boschi circostanti. Inizia un meraviglioso piano sequenza che documenta il violento attacco. La macchina da presa segue l’azione con enfasi soggettiva, spostandosi all’interno dell’auto e inquadrando ora l’interno ora l’esterno, ma sempre rimanendo all’interno dell’abitacolo come se fosse uno degli occupanti. Quando una delle donne che viaggiava nell’auto viene colpita da un colpo di pistola al collo la sequenza diviene agghiacciante nel suo crudo realismo e l’inquadratura transita nervosamente sui visi sgomenti dei componenti del gruppo per passare a quello diafano della donna morente.

Titolo originale: Children of Men

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