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“Fronte del porto” è stato, tra le altre cose, la giustificazione di Kazan per la sua decisione di testimoniare contro alcuni colleghi (in pratica a divenire un delatore) nell’ambito di un’inchiesta volta a scovare i soggetti di sinistra (usare il termine “comunista” sarebbe stato un’evidente forzatura) tra la comunità hollywoodiana nella caccia alle streghe del periodo maccartista. Nel film, quando il capo del sindacato grida: “Hai fatto la spia contro di noi, Terry,” il personaggio interpretato da Brando gli grida di rimando: “Sono in piedi, qui ora. Ho strisciato per tutti questi anni. Non sapevo nemmeno di farlo.” Questo riflette la convinzione di Kazan che il comunismo sia stato un male che lo ha sedotto temporaneamente, e occorreva essere contrari nella vita così come nell’Arte. Purificarsi e mondarsi da quella corruzione. La linea di condotta di Terry trova un’eco drammatico in “Una Vita” l’autobiografia di Kazan, dove il regista scrive le sue sensazioni dopo che il film ha appena vinto otto premi Oscar, tra cui miglior film, attore, attrice e regista: “Quella notte gustai la mia vendetta ridendo. `Fronte del porto ‘è la mia storia; ogni giorno Ho lavorato su quel film, raccontava il mondo in cui mi trovavo e in cui non volevo più stare”.

Quindi un’opera prettamente autobiografica ma anche un’opera con grande attenzione alla scenografia, ai dettagli delle singole inquadrature, alle atmosfere proletarie: tutto queste fa di “Fronte del Porto” un elemento palpitante, vivo, legando lo spettatore al crescendo narrativo. Marlon Brando interpreta un giovane pugile, Terry Malloy, che lavora come scaricatore di porto e che di fatto è al soldo del boss del sindacato che tiranneggia la vita di tutti i lavoratori. Terry assisterà all’uccisione di un uomo da parte di due scagnozzi del boss e inizierà il suo viaggio catartico verso la redenzione attirandosi le ire del potente sindacato. Un film in chiaroscuro, con una fotografia netta che indugia su visi e ambientazioni per un contesto che non offre vie di scampo, un ambiente corrotto e marcio che soffoca ogni prospettiva e dal quale Terry Malloy-Elia Kazan vuole fuggire ad ogni costo. L’unico spiraglio è l’amore che Terry prova per Edie (Eva Marie Saint), un soffice nido tra la devastazione del quotidiano. La scena del guanto tra i due rimane viva testimonianza di grande cinema. Mentre i due camminano le cade un guanto, lui lo raccoglie, comincia sensualmente ad accarezzarlo per ripulirlo mentre continua a parlare con lei, poi lo indossa con un gesto in bilico tra devozione e spavalderia. Lei lo osserva in tralice ed è indecisa se richiederlo indietro o lasciare che continui quell’intrusione nelle sue cose. L’oggetto si pone come un surreale trait d’union tra i due. Lui gesticola con il guanto che aleggia come impalpabile vezzo nella dialettica dell’Amore. Alla fine con un gesto remissivo la ragazza glielo sfila. La mistica bellezza di questa scena risiede nel fatto che è totalmente improvvisata: non era nel copione e i due attori hanno reagito ad un piccolo incidente di scena, plasmando di fatto una piccola perla all’interno di un film memorabile.

Titolo originale: On the Waterfront

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