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Recensione a cura di

Scheda Film

Ciò che Nicholas Ray progettò e in definitiva fece con “Rebel without a cause” fu un’operazione di svecchiamento di alcuni stereotipi che infestavano il cinema di Hollywood. Primo fra tutti quello del malessere e della ribellione giovanile sdoganato come fenomeno di costume. Ray invece indagò le cause di questo malessere, seppe varcare la soglia dell’universo psicologico dei suoi giovani protagonisti confezionando un piccolo grande capolavoro. Jim Stark è un ragazzo dal passato difficile che giunge in una nuova città. Ma anche con nuovi amici e nuovo ambiente in cui muoversi il suo carattere ribelle riaffiorerà creando una terribile spirale dove perdizione, annientamento e fuga da una rigida società saranno gli elementi imprescindibili. Un grande uso della cinepresa del Maestro Ray produce sequenze entrate nella storia della cinematografia: celebre è la scena d’apertura con Dean ubriaco a terra che gioca con un pupazzo meccanico, con inquadratura rasente al terreno. Immenso il lavoro recitativo di Dean per questo film. Un’opera da cui non si sfugge se si vuole ripercorrere la storia della Settima Arte.

Titolo originale: Rebel Without a Cause

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