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Recensione a cura di

Scheda Film

C’è un percorso iniziatico dietro a questo film, è quello di un uomo di cinema che si è forgiato all’ombra dei grandi Maestri, imparando da loro il senso dell’Arte, la prospettiva del Tempo cinematografico, il prezioso e infaticabile lavorìo nel raccontare una storia per immagini, e infine plasmando questi ferri del mestiere in una sua personale cifra estetica. Clint Eastwood non a caso dedica Gli Spietati a Sergio Leone e Don Siegel, i suoi due principali mentori che lo hanno catapultato in un mondo dove elegia e iconografia sono parametri inscindibili.

Gli Spietati è un Western atipico: crepuscolare, amaro e decadente. Tratto da un soggetto di David Webb Peoples (co-sceneggiatore di Blade Runner) è una storia che tende a scardinare la mitologia western così come la conosciamo. I personaggi possiedono una sorta di ombra retroattiva, un risvolto inquietante che mesmerizza le loro vite rendendoli diafani simulacri di un passato che li ha in qualche modo divorati masticandoli e risputandoli. Eastwood è interessato più di ogni altra cosa a cesellare la psicologia dei suoi personaggi, scavando dentro di loro con la travolgente forza iconica che appartiene ai grandi e dipingendo un quadro di devastante desolazione. Tutto questo senza scalfire il pathos della narrazione che rimane vivo, crepitante, fluido.

La storia si apre con un atto di crudeltà: un balordo sfregia una prostituta lasciandola terribilmente sfigurata. Little Bill Daggett, lo sceriffo del Paese, una sorta di demone dormiente, impone all’autore del gesto di risarcire il titolare del Saloon con cinque cavalli. Le compagne della donna, non soddisfatte dalla pena inflitta all’uomo, raccolgono mille dollari ponendo una taglia sugli autori del misfatto (includendo anche l’amico dell’uomo che in realtà è del tutto innocente). Il denaro richiama in città Bounty Killers che vengono puntualmente dissuasi dallo sceriffo Dagget, finchè anche il vecchio Bill Munry e il suo degno compare Ned Logan decidono di accettare l’incarico per necessità di denaro. Entrambi a riposo dopo una vita da Cacciatori di Taglie, devono fare i conti con un presente di stenti e difficoltà. Munry in particolare, dopo la morte della moglie si ritrova a crescere i suoi figli da solo tra ristrettezze economiche e terribili eco da un passato che non vuole morire. Nonostante l’opposizione dello sceriffo portano a termine l’incarico, ma il vero confronto apocalittico dovrà avvenire con l’inquietante uomo di legge, che incarna tutte le contraddizioni di un mondo dove ogni punto di riferimento si è dissolto con l’avanzare di un progresso inarrestabile, feroce nel suo straniante dilagare.

In definitiva un’opera che disorienta, dilania e ferisce lo spettatore. Una storia di atroce bellezza che non ha mancato di affascinare il pubblico e la critica facendo incetta di premi e riconoscimenti: su tutti basti ricordare i quattro oscar attribuiti dall’Academy. Un Western che tende a conferire al genere una nuova e più fulgida dignità: quella cioè di opera più vicina ai canoni moderni dove psicologia e debolezze umane campiscono un orizzonte senza più eroi, senza incrollabili valori manichei. Un mondo dove gli uomini sbagliano e sono traditi dalle loro stesse meschinità.

Titolo Originale: Unforgiven

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