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Recensione a cura di

Scheda Film

La deriva del percepibile e lo stallo sconcertante tra apparenza e realtà, sono questi i temi con cui Cronenberg gioca a comporre il suo nuovo film, e lo fa attuando una rilettura del genere thriller sovvertendone il canone. Un Cronenberg, va detto, come al solito eclettico e sorprendente che affronta il problema dell’identità umana evidenziandone il tema dapprima con il classico andamento del thriller, quindi con i contorni subdoli dello psicodramma. Eccellente la prova di Viggo Mortensen nei panni del protagonista. La storia è tratta da una graphic novel di John Wagner ed è incentrata su Tom Stall, tranquillo e amabile padre di famiglia, che gestisce un ristorante in una sperduta cittadina dell’Indiana, Millbrook. La sua vita sarà sconvolta da un tentativo di rapina di due balordi. L’uomo riuscirà ad uccidere i due rapinatori ma il suo quieto vivere andrà in pezzi con l’avvento di una sorta di circo mediatico per celebrare l’eroe locale. L’eco delle sue gesta giungono anche a Philadelphia dove un potente criminale si mette sulle sue tracce. La moglie di Tom comincerà a chiedersi chi sia l’uomo che le sta accanto da una vita. Ottimo il lavoro di Cronenberg sul tessuto narrativo, dipanato con maestria hitchcockiana verso una serie sempre più intricata di dubbi e incertezze. Tom, man mano che si snodano gli eventi, è oggetto di una metamorfosi psicologica a seconda di chi sta interagendo con lui. Lo spettatore ad un certo punto deve fare una scelta e prendere una strada ermeneutica, se sia quella giusta lo saprà soltanto alla fine.

Titolo originale: A History of Violence

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