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Recensione a cura di

Scheda Film

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Il titolo è un omaggio a Casablanca, riferendosi alla frase che il capitano Renault rivolge ai suoi sottoposti per salvare il suo amico Rick (“Round up the usual suspects”, arrestate i soliti sospetti). E già dal titolo si evince l’estensione narrativa di quest’opera di Bryan Singer splendidamente sceneggiata da Christopher McQuarrie. I soliti sospetti sono infatti cinque vittime sacrificali, ritrovatisi per caso (o così sembra) e divenuti compagni in una misteriosa missione.

Cinque uomini vengono riuniti in una stanza per un confronto all’americana. Da questo meeting imprevisto nasce una banda improvvisata per un colpo specifico: recuperare un carico di cocaina da una nave attraccata al porto. Sulla vicenda aleggia lo spirito di Keiser Soze, fantomatico bandito dai crudeli principi e dall’identità misteriosa. Niente è quello che sembra e più si dipana la storia più si ha l’impressione che gli uomini siano manovrati da un’eminenza grigia che governa le loro azioni. Chi è Keiser Soze?

Quello che rende veramente speciale questo film è l’interpretazione sopra le righe di Kevin Spacey (vincerà un meritato oscar come attore non protagonista facendo di fatto decollare una gloriosa carriera attoriale) e lo storyboard davvero avvincente e ricco di colpi di scena. Ma è anche la raffinatezza dei dialoghi, veri e propri grimaldelli psicologici per arrivare alla verità, tessera dopo tessera, parola dopo parola. E infine il grande mestiere di Singer nel restituire le atmosfere di una storia sempre in bilico tra mystery e gangster movie.

Titolo originale:The Usual Suspects

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