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Recensione a cura di

Scheda Film

Un’opera di denuncia e critica sociale questa di Mulligan, incentrata sul romanzo di Nelle Harper Lee che valse all’autrice la vittoria del Premio Puilitzer nel 1960. Ambientato nel profondo Sud americano negli anni ’30, in Alabama, dove è ancora fortissima la componente razzista e discriminatoria nella società. Un agricoltore accusa un giovane di colore di aver stuprato una ragazza bianca. Il giovane viene arrestato e difeso dal brillante avvocato Atticus Finch che, nonostante il clima di pressione dell’opinione pubblica, decide di proseguire nel suo lavoro di avvocato. Durante il processo l’accusato verrà condannato e tenterà di evadere ma sarà ucciso nel tentativo. Intanto si scatena l’odio contro la famiglia di Finch, il padre della ragazza stuprata cercherà vendetta contro la famiglia dell’avvocato. Un film che ha svolto un’importante opera didattica nel corso degli anni e il suo messaggio antirazzista ha viaggiato nel Paese come un tenue raggio di sole. Un grande script che svolge brillantemente un duplice intento: la denuncia della discriminazione razziale e la creazione di un grande personaggio entrato nell’immaginario cinematografico di intere generazioni: un avvocato progressista, amorevole con i propri due figli di cui è unico tutore, determinato nella lotta all’ingiustizia e brillante in aula giudiziaria. Un lungo canto contro i pregiudizi e contro l’odio razziale tout court.

Titolo originale: To kill a Mockingbird

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