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Un’opera di terribile forza introspettiva con il talento dirompente di Godard libero di spaziare nel microcosmo psichico dei protagonisti mettendone spietatamente a nudo i più intimi recessi. Si aggiunga la potente suggestione di Moravia che aleggia su tutto il film e si otterrà un’equazione pressochè adamantina per un’opera d’arte da decifrare ma anche da venerare. La storia è incentrata sul rapporto ambiguo tra uno sceneggiatore italiano e un produttore americano. Lo sceneggiatore è stato chiamato per risollevare le sorti di un film diretto da Fritz Lang (che interpreta se stesso, in una sorta di “metacameo”). La moglie dello scrittore ha un moto di repulsione verso l’atteggiamento troppo servile dell’uomo nei confronti dell’americano. Le cose precipiteranno quando la donna si convince di essere usata come merce di scambio per i fini lavorativi del marito. Sensazionale il conflitto interiore di Brigitte Bardot: per com’è evidenziato, per com’è narrato e per com’è filmato. Una dimensione totalmente psicologica che non può non intrigare, affascinare, financo avvincere lo spettatore che diviene così morboso voyeur di una mente scarnificata appositamente per lui.

Titolo originale: Le mépris

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  1. massimiliano 11 Aprile 2021

    In questo film è apparso un dialogo identico a uno che ebbi io con una donna un paio di anni prima. Identico. Il film è più vecchio di me, quindi il dialogo era già avvenuto nel tempo, era già stato pensato, ma quando lo ascoltai provai una sorta di vertigine. Come se il passato ritornasse identico. Come se finzione e ricordo non fossero così diversi. Comunque di quella donna non ho più avuto notizia e del film non mi è rimasto molto. Se non quel dialogo brevissimo e un terrazzo strepitoso, a cielo aperto, sul mare, nella casa del produttore mi pare.

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