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Recensione a cura di

Scheda Film

Un capolavoro di dimensioni bibliche questo di Hawks (assistito alla regia da un veterano dei western quale Arthur Rosson, al suo ultimo film): vuoi per l’impegnativo set che ha visto la messa in campo di una mandria di ottomila capi seguendo lo sforzo dei protagonisti nel trasportarla in lungo e in largo attraverso una america inesplorata e ostile, vuoi per le dimensioni epiche di una storia con risvolti psicologici inusuali per la Hollywood del dopoguerra preoccupata di una divisone netta e manichea tra buoni e cattivi. Il film basa il suo intreccio narrativo sul viaggio che due allevatori, Tom Dunson e il suo figlioccio ventenne, intraprendono per condurre una mandria in Missouri. Il viaggio sarà costellato di insidie, tra le quali la più feroce sarà quella rappresentata dalle imboscate dei Comanches. Dunson è spietato con chi abbandona l’impresa e la sua insensata ferocia convince suo figlio ad abbandonarlo lasciandolo senza mandria e senza uomini. Il regolamento finale tra i due uomini sarà lo scontro tra due attitudini a vivere la frontiera, tra due concezioni di Far West che inevitabilmente si trovano a collidere. Splendida l’interpretazione di Wayne che deve infondere al personaggio, oltre la scorza di ostinata durezza, una sottilissima venatura lirica, un amore sotterraneo e malcelato che traspare in tralice come straordinaria chiave di lettura dell’intero film.

Titolo originale: Red River

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