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Recensione a cura di

Scheda Film

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Da uno dei giovani registi più interessanti degli ultimi tempi arriva quest’opera complessa e incredibilmente affascinante. Un viaggio su quattro differenti piani semantici, un’interpretazione assolutamente fuori dall’ordinario (grazie soprattutto ad una Meryl Strrep in stato di grazia), una sceneggiatura che fa del confronto dialettico un punto cardinale. La storia è divisa in quattro sezioni, seguendo la pista di quattro personaggi distinti ma legati l’uno all’altro dalle vicende narrate. Charlie e Donald Kaufman, (entrambi interpetati da Nicolas Cage) sono due fratelli sceneggiatori in crisi creativa. Charlie in particolare deve scrivere una sceneggiatura da un romanzo di Susie Orlean sul potere narcolettico di alcune orchidee dal titolo “Il Ladro di Orchidee”, ma si innamora dell’autrice e non riesce a venire a capo della sceneggiatura. Il quarto personaggio è John Laroche, un ladro e truffatore di mezza tacca con una discreta dose di charme (interpretazione che è valsa a Chris Cooper l’oscar per attore non protagonista). Tutti e quattro i personaggi in gioco dovranno “adattarsi” l’uno all’altro e trovare una mediazione tra il loro io e quello del personaggio cui vanno ad interfacciarsi. Il titolo originale del film, “Adaptation”, è un calembour che gioca su un bivalente significato: l’adattamento darwiniano delle orchidee a qualsiasi habitat in cui esse vengano introdotte, e l’adattamento cinematografico del romanzo di Susie che i due sceneggiatori devono realizzare. Gran parte del fulcro semantico del libro è incentrato sul concetto darwiniano di “adattamento” dunque, paradigmatica in questo senso la frase che John dice a Susie: “Il cambiamento non è una scelta, succede, e ti ritrovi diverso”. Un soggetto assolutamente geniale per un film che rompe ogni schema precostituito e diviene punto di rottura rispetto a certo tipo di cinema precotto cui Hollywood ci aveva abituato. Un metalinguaggio, quello di Jonze, che si auto-interroga sul cinema e, in particolare, sul significato di fare cinema. La soluzione probabilmente è nel titolo del film: un feroce spirito di adattamento che permetta di conservare una minima linea di galleggiamento a qualsiasi costo, sopravvivendo al testo e alla furia delle avversità.

Titolo originale: Adaptation

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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