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Scheda Film

Un irresistibile viaggio attraverso uno dei romanzi più geniali del nostro tempo. Welles si misura con l’archetipo kafkiano del “surreale mistificante” e ne ordisce una visione personale dove la burocrazia insondabile di Kafka è sostituita dall’alienazione della nuova civiltà industriale che avanza. Un grande Anthony Perkins nel ruolo di K, un impiegatucolo dilaniato dalla morsa di un’oscura e inafferrabile amministrazione. L’uomo viene convocato per un processo ma nonostante i suoi immani sforzi non riuscirà ad essere giudicato né a conoscere le ragioni della convocazione. Girato in un claustrofobico bianco e nero che restituisce mirabilmente le atmosfere kafkiane, grande lavoro del direttore della fotografia Edmond Richard che assiste Welles in una sinergia perfetta. Memorabile in questo senso il grandangolo itinerante con cui Welles ci introduce al massificante ambiente di lavoro di K, il brulicante formicaio in cui un uomo viene annullato con fredda perfezione scientifica. Rimangono a lungo nella memoria anche alcune sequenze come la scena in cui i due funzionari di polizia notificano a K l’atto di comparizione giudiziaria, lo smarrimento dell’uomo, la gratuita prevaricazione che deve subire da parte dei due, la sua ridda di ipotesi sul perchè di quella convocazione. In definitiva un connubio artistico, quello tra Welles e Kafka, che risulta quantomai indovinato: al cinema soltanto il regista di Kane ha saputo infatti trasporre a pieno il senso ultimo del lavoro di Kafka, la sua più intima grammatica che fa di questo autore un caposaldo della letteratura del novecento.

Titolo originale: Le procès

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