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Recensione a cura di

Scheda Film

Un film pensato, scritto e girato da Spielberg, quando ancora si occupava di cinema in modo, per così dire, artigianale. E i risultati sono a dir poco sublimi, con l’edificazione di un’opera in cui mistero e speranza danzano avvinti dando vita ad una storia appassionante. Dopo aver assistito all’apparizione di un ufo nel cielo, un operaio delle linee elettriche comincia ad avere strane visioni con la peculiarità di percepire in esse cinque distinte note che gli rimbalzano continuamente nella mente. L’uomo non sa darsi pace e decide di andare ad investigare nel luogo suggeritogli dalle visioni. Verso lo stesso luogo è diretta anche Jillian, una madre disperata che ha assistito impotente al proprio figlio risucchiato da una navicella spaziale. In questo luogo i due scopriranno un centro scientifico eretto da poco, all’interno del complesso scienziati di molte nazionalità guidate dal francese Lacombe stanno studiando il fenomeno del contatto extraterrestre. Sarà l’inizio di una straordinaria avventura in cui la parola fratellanza varcherà milioni di chilometri nello spazio per trovare negli “altri” un interlocutore disposto a comunicare pacificamente. Spielberg si cimenta nella fantascienza più incontaminata, quella cioè pseudioscientifica dell’ufologia. Il personaggio di Lacombe è modellato infatti sull’ufologo francese Jacques Vallée, scienziato dell’Università del Texas che, tra le altre cose, ha avuto il merito di stilare la prima mappatura cartografata del pianeta Marte nel 1962 per conto della NASA. Le sue teorie furono fondamentali per l’impianto concettuale dell’opera anche se in seguito ha mutato radicalmente la sua opinione sugli avvistamenti di UFO negandone in sostanza la veridicità e sostenendo che un’eventuale razza aliena possa provenire soltanto da una dimensione parallela alla nostra. Resta il grande valore estetico e concettuale di questo film, Spielberg ha sicuramente avuto il merito di operare una sorta di collatio tra le varie teorie ufologiche del tempo riuscendole a fondere in una storia narrativamente ineccepibile. Opera in cui l’uomo compie un passo decisivo verso la luce della conoscenza che in un battito di ciglia si estende verso dimensioni remotissime.

Titolo originale: Close Encounters of the Third Kind

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Marco Belemmi

Sono un essere senziente. Mi occupo di varia umanità dall’età di circa due anni. Sono giunto al mezzo secolo di esperienza vissuta su questo Pianeta. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla Poetica dell’ultimo Caproni nel 1996. Interessato al cinema dall’età di tre anni e mezzo dopo una sofferta visione dei Tre Caballeros della Disney, opera discussa e aspramente criticata in presenza delle maestre d’asilo. Alla perenne ricerca di un nuovo Buster Keaton che possa riportare luce nelle tenebre. Registi preferiti: Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Andrei Tarkovsky.

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