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Recensione a cura di

Scheda Film

Il primo grande Kolossal della storia del cinema nasce quasi per caso, con un progetto (uno dei tanti in verità, del prolifico D. W. Griffith) ripreso in mano dopo il clamoroso successo di pubblico di Birth of a Nation. Il padre del cinema moderno si circondò di uno stuolo di sceneggiatori (tra cui Tod Browning, il futuro regista di Freaks) e filmò quella che risultò essere un’autentica epopea attraverso il tempo e la storia degli uomini. Un film di enorme durata per gli standard del cinema muto che fu accolto da un successo strepitoso nei teatri americani. Si narra la storia di una donna che attraverso varie cadenze storiche viene separata dal marito e dal figlio a causa di pregiudizi culturali e dell’intolleranza sociale. Un’opera girata con grande dispendio di energie e risorse, magnifica nelle sue ricostruzioni storiche, con una sceneggiatura flessibile e dinamica, intessuta di dialoghi serrati che scavano nelle emozioni come grimaldelli. Un autentico punto di partenza per la Settima Arte, ma in qualche modo anche di arrivo. Un’opera monolitica, definitiva, panteistica.

Titolo originale: Intolerance: Love’s Struggle Throughout the Ages

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